Stellantis ha messo in prova un nuovo ibrido pensato per i furgoni leggeri di Atessa. Il gruppo indica anche un calo della cassa integrazione sul 2025 intorno al 30% e stima circa mille nuove assunzioni. I numeri sono usciti giovedì, nell’incontro con i sindacati sugli stabilimenti italiani del gruppo, come riporta Il Sole 24 Ore.

Si tratta di un ibrido diesel destinato al Ducato di nuova generazione, da costruire a Pratola Serra. Per Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm responsabile dell’automotive, è una buona notizia per due motivi. Dà lavoro allo stabilimento campano e aiuta Atessa a centrare i target sulle emissioni dei furgoni, con un prodotto che i clienti apprezzano. Anche la Fim Cisl vede segnali positivi a Pratola Serra, ma chiede un progetto industriale che protegga tutta l’occupazione e metta fine agli ammortizzatori sociali.

Il quadro generale pesa di più. Il 2025 è stato comunque un anno nero per la produzione di Stellantis in Italia. Quanto alle assunzioni, si tratta di una stima del gruppo, non di un dato verificato da una fonte indipendente.

Su Mirafiori non c’è alcuna novità. Il secondo modello per lo storico stabilimento torinese resta sospeso, e l’azienda ribadisce che dipende da alcune condizioni: i costi dell’energia e la competitività. La Fiom-Cgil, con Samuele Lodi, parla di assenza di certezze e chiede di assegnare quel modello per garantire volumi ed economie di scala alla fabbrica.

A Cassino la scadenza è dicembre. Il piano industriale per rilanciare lo stabilimento, che ruota su Alfa Romeo e Maserati, verrà presentato in quel mese. La Fiom nota che eventuali novità arriveranno solo allora e domanda un piano dettagliato che parta dalle Maserati e, si augura, dalle Alfa Romeo.

Sul piano dei numeri, Atessa e Pratola Serra sono le uniche note positive della giornata, mentre gli altri stabilimenti citati restano in attesa di decisioni. Il confronto con i sindacati ha quindi prodotto più domande che risposte sul resto della rete italiana del gruppo.

Terzo fronte aperto: Termoli. Il cambio elettrificato eDCT è in ritardo e la sua produzione slitta. Quella produzione doveva alleviare il problema della mancata Gigafactory, e ora il sollievo si sposta più avanti.

Il giudizio sindacale resta diviso. La Uilm apprezza la sperimentazione ma ritiene che il progetto del gruppo per l’Italia non sia ancora completo. La Fiom non vede nulla di positivo per gli impianti italiani.

Per chi lavora negli stabilimenti coinvolti o nell’indotto, la data da segnare è dicembre: se a Cassino arriverà il piano e cosa dirà sui modelli, si capirà quanto è solida la ripresa annunciata ora.

Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Filomena Greco pubblicato il 15 ottobre 2026 sull’incontro tra Stellantis e i sindacati.