Morgan Stanley e Berenberg hanno tagliato nella stessa giornata rating e prezzo obiettivo su Stellantis, spingendo il titolo a ridosso dei minimi dell’ultimo decennio dopo un calo superiore al 60% in pochi anni. Per Morgan Stanley il rating scende a underweight, il gradino sotto il precedente equal-weight, e il prezzo obiettivo cala a 4,5 euro dai precedenti 5,7. Berenberg ha fatto la stessa mossa, hold al posto del vecchio buy, tagliando il target a 5,1 euro dai 7,8 di prima.

Il problema di fondo, secondo le due banche, è che i margini non crescono quanto le vendite. Jeep e Ram restano i marchi che generano la parte più redditizia del gruppo in Nord America, un’area dove ora la concorrenza si fa sentire con più forza. A complicare il quadro arriva anche un taglio delle scorte atteso nella seconda parte dell’anno, che rischia di pesare insieme sui volumi e sul margine per ogni auto venduta.

Il rendimento del decennale americano è tornato sopra il 5%, una soglia psicologica che non si toccava dal 2007. La Federal Reserve, secondo le attese del mercato, dovrebbe muoversi ancora in senso restrittivo nel breve periodo. Tassi così alti pesano su un’industria che vende molte auto a rate: frenano la domanda finanziata, spingono più in alto la spesa per finanziarsi e rendono le azioni meno attraenti delle obbligazioni, comprese quelle di Stato, tornate a rendere qualcosa in termini reali dopo mesi.

C’è poi una frattura più strutturale, di natura geopolitica. In Europa Stellantis costruisce alleanze con i produttori cinesi Leapmotor e Dongfeng. Negli Stati Uniti invece il gruppo sviluppa tutto internamente, per non entrare in rotta di collisione con Washington. Antonio Filosa, l’amministratore delegato, ha descritto questa frattura come una separazione del settore auto mondiale in due blocchi distinti, ciascuno con regole proprie: gestirli entrambi senza far salire i costi, secondo Morgan Stanley e Berenberg, è tutt’altro che scontato.

Sul grafico la partita si gioca attorno ai 4,35 euro. Se quella soglia regge, per gli analisti tecnici è plausibile un rimbalzo, semplicemente perché chi vende da mesi si prende una pausa. Se cede, il prezzo può scivolare verso livelli che il titolo non vedeva da dieci anni, con i 4 euro come riferimento psicologico successivo.

Qui si separano le due letture, ed entrambe restano opinioni di chi le formula, non un verdetto sui fatti. Chi vede una trappola di valore parte da un principio semplice: un titolo sceso tanto sembra a buon mercato solo perché ha già perso terreno, mentre i problemi che hanno causato il crollo, margini in Nord America, tassi alti, concorrenza cinese, restano lì irrisolti. Chi invece ci vede un’occasione ribalta l’argomento: proprio perché il mercato prezza già lo scenario peggiore, un prezzo ai minimi diventa il punto in cui basta una notizia meno negativa del previsto per far scattare l’acquisto da parte di chi era rimasto fuori.

Nessuna delle due letture ha in questo momento un riscontro definitivo nei dati pubblicati. Chi ha azioni Stellantis in portafoglio, o le sta valutando, ha comunque un riferimento concreto da monitorare nelle prossime settimane: la tenuta o la rottura dei 4,35 euro, più del livello assoluto del prezzo, è ciò che separa le due letture sul piano tecnico.

Dati e giudizi degli analisti riportati da Money.it in un’analisi pubblicata giovedì 17 settembre 2026.