Il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha reso noto, secondo quanto riportato da Wall Street Italia, che le nuove domande di sussidio di disoccupazione si sono fermate a 203mila nella settimana chiusa il 22 agosto, quattromila in meno del dato della settimana precedente, rivisto a 207mila unità. Il numero batte le stime degli analisti, che indicavano 208mila richieste.

La media mobile delle ultime quattro settimane, l’indicatore che gli economisti guardano con più attenzione per limare le oscillazioni settimanali, sale a 205.500 unità: circa 1.250 in più rispetto al dato precedente, anch’esso corretto, da 204.250 a 204.000. L’aumento della media non smentisce il calo della settimana: dice piuttosto che il quadro delle ultime settimane resta, nel complesso, leggermente più fragile di quanto sembrasse a inizio agosto.

Sul fronte delle richieste continuative, l’indicatore che misura quante persone restano iscritte al sussidio oltre la prima settimana, il dato della settimana che si è chiusa il 15 agosto segna 1.778.000 unità: 18mila in meno rispetto alla rilevazione precedente, corretta a 1.796.000 da un dato iniziale di 1.799.000, e sotto la stima di 1.790.000 unità attesa dagli economisti.

Preso nell’insieme, il quadro descrive un mercato del lavoro che rallenta senza rompersi. Le aziende americane non stanno licenziando in massa, ma nemmeno assumono con la stessa intensità degli anni appena successivi alla pandemia. Chi perde il posto fatica un po’ di più a ritrovarne uno, come mostra la crescita graduale delle richieste continuative nelle ultime settimane.

Questi numeri arrivano in una fase delicata per la Federal Reserve, alle prese con la scelta sui tassi da qui a fine anno. Un mercato del lavoro che si raffredda con gradualità, senza un deterioramento improvviso, è lo scenario che la banca centrale americana preferirebbe vedere. Rallenta quanto basta per giustificare un taglio dei tassi, senza però segnalare una recessione imminente.

Va detto che i dati settimanali sui sussidi restano un indicatore rumoroso, soggetto a revisioni frequenti, come confermano proprio le correzioni di questa settimana su entrambe le serie. Un singolo dato sotto le attese non basta a certificare una svolta: serve verificare se la stabilizzazione tiene per almeno un paio di mesi.

Per chi segue le prossime mosse della Fed, l’appuntamento chiave resta il rapporto mensile sull’occupazione, che offre un quadro più ampio rispetto ai sussidi settimanali e pesa di più sulle decisioni di politica monetaria. Se i licenziamenti restano contenuti ma le assunzioni continuano a rallentare, l’ipotesi di un taglio dei tassi a settembre resta concreta.

Dati del Dipartimento del Lavoro americano, riportati da Wall Street Italia il 27 agosto 2026.