La nuova legge elettorale, chiamata Stabilicum, ha ottenuto il via libera definitivo con 227 voti a favore e prende il posto del Rosatellum, in uso dal 2018. Cambiano la scheda che l’elettore si troverà davanti e le regole con cui i voti diventano seggi, secondo quanto riportato da QuiFinanza.
La scheda ha un impianto ibrido. In alto compaiono il simbolo del partito e il capolista della circoscrizione, che è bloccato: se la lista elegge dei parlamentari, il suo seggio è garantito. Subito sotto ci sono sei nomi già stampati, e non più uno spazio vuoto dove scrivere a mano un cognome.
L’elettore può segnare con una crocetta fino a tre di quei sei candidati. Con una sola preferenza non esiste alcun vincolo. Con due o tre preferenze, invece, chi vota deve scegliere un uomo e una donna.
Chi sbaglia non annulla tutto il voto. Se le crocette cadono su candidati dello stesso sesso, conta soltanto il primo in ordine di apparizione sulla lista. Le altre scelte vengono ignorate.
Il candidato premier cambia ruolo. Liste e coalizioni devono depositare il nome da indicare al capo dello Stato come futuro presidente del Consiglio, e lo fanno senza sapere quanto ciascun partito peserà nella vittoria della coalizione. Quel nome non sarà stampato sulla scheda. Per il capo dello Stato l’indicazione non è un vincolo formale.
Il cuore della riforma è il premio di maggioranza. La soglia è il 42% dei suffragi validi: va raggiunta in entrambi i rami del Parlamento da una lista o da una coalizione. Il premio vale 35 senatori e 70 deputati in più. Sotto quella quota i seggi si dividono con il proporzionale puro.
Un tetto frena l’effetto. Nessuno schieramento può salire oltre quota 220 alla Camera e 113 al Senato, un limite pensato per evitare che una sola coalizione raggiunga da sola la maggioranza necessaria per riformare la Costituzione o eleggere il Presidente della Repubblica.
Per entrare in Parlamento restano le soglie già note: il 10% per le coalizioni e il 3% per le liste che corrono da sole. La novità è il ripescaggio. Se una coalizione oltrepassa il 10%, la prima delle sue liste rimasta sotto il 3% ottiene comunque dei seggi.
C’è un secondo effetto, meno visibile. I voti delle forze alleate rimaste sotto soglia non vanno persi: sommati insieme, contano per raggiungere il 42% che sblocca il premio. Per i partiti piccoli, quindi, allearsi vale doppio, anche quando da soli non supererebbero lo sbarramento.
La norma non dice quanto peserà il ripescaggio nei fatti, perché dipende da chi si presenterà in coalizione. Quel dato si saprà solo con le candidature.
Prima del prossimo voto conviene guardare con attenzione la scheda di prova: sei nomi, tre crocette al massimo e un’alternanza di genere da rispettare, altrimenti la seconda preferenza non conta.
Secondo QuiFinanza, in un articolo di Emanuela Colatosti pubblicato l’8 ottobre 2026, la legge è stata approvata in via definitiva.