La Camera ha già concesso la fiducia chiesta dall’esecutivo sulla nuova legge elettorale, per due articoli su tre. Il testo, modificato dal Senato, torna ora a Montecitorio per il sì definitivo, atteso giovedì 8 ottobre.
Il primo via libera è arrivato sull’articolo 1, con 226 voti a favore, 147 no e 3 astensioni. Sull’articolo 2 i sì sono stati 227, i no 149 e gli astenuti ancora 3. Secondo QuiFinanza, a chiederla è stato Luca Ciriani, titolare del dicastero che cura i rapporti con le Camere, e riguarda tre dei quattro articoli rimasti da approvare.
I due articoli già votati riguardano le regole per eleggere Camera e Senato, ed è lì che compare il meccanismo delle preferenze. Il terzo si occupa di ridisegnare i collegi di Bolzano, Merano e Bressanone. Su quest’ultimo punto le opposizioni non avevano depositato emendamenti, eppure la maggioranza ha scelto lo stesso la fiducia.
Sull’articolo 8 la fiducia non è stata posta. Il motivo è tecnico: su un voto di fiducia non si può chiedere lo scrutinio segreto, quindi quell’articolo segue la strada ordinaria.
Il nodo politico sta nel voto finale. Le opposizioni hanno chiesto che si svolga a scrutinio segreto, quindi nessuno vedrà come ha votato il singolo deputato. Con questa formula cresce il rischio dei franchi tiratori, cioè dei parlamentari che si discostano dall’indicazione del proprio gruppo senza che si sappia chi sono.
La fiducia sugli articoli serve proprio a ridurre quell’incertezza. L’esecutivo ha messo al riparo le parti centrali della riforma prima dell’urna, e la distanza fra i 226 sì e i 147 no mostra che la maggioranza, finora, ha tenuto. Il voto sul testo intero, invece, resta imprevedibile.
Le reazioni sono state dure. Federico Fornaro, del Partito democratico, ha definito indegna la scelta della fiducia e uno schiaffo alla Camera, ricordando che non è un passaggio obbligato. Per Nicola Fratoianni, che guida Avs, il testo presenta dubbi di costituzionalità, e il suo auspicio è che la maggioranza si divida.
A difendere la riforma è stato Nazario Pagano, esponente di Forza Italia alla guida della commissione Affari costituzionali a Montecitorio. A suo giudizio il premio rispetta i principi della Costituzione e la legge potrebbe riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Sono valutazioni di parte.
Il calendario è serrato. Le dichiarazioni di voto per il passaggio finale cominciano alle 10.30 di giovedì, poi alle 12.30 parte lo scrutinio. Se l’esito è positivo, la riforma chiude il suo percorso parlamentare. Se invece il testo viene bocciato o modificato, dovrà affrontare altri passaggi.
Per chi segue la politica economica, il dato da guardare è il numero dei sì nell’urna segreta. Se cala in modo netto rispetto ai 227 delle fiducie, la maggioranza ha un problema, destinato a pesare sulle prossime votazioni.
Secondo QuiFinanza, che ha riportato la notizia mercoledì 7 ottobre 2026, la Camera ha votato le prime fiducie sulla legge elettorale.