Fino a pochi mesi fa avere titoli di Stato italiani in portafoglio significava accettare un premio al rischio più alto di quello richiesto sui bond francesi. Oggi quel margine si è quasi azzerato. Secondo i dati riportati da Money.it, il differenziale tra il rendimento del BTP decennale e quello del Bund tedesco vale ora 77-78 punti base, contro 80 punti dell’OAT francese sullo stesso benchmark. Guardando ai rendimenti puri, il BTP decennale paga il 3,93%, l’OAT il 3,95%, il Bund resta l’ancora del sistema al 3,15%.

La differenza è minima in valore assoluto, ma pesante nel simbolo. Per la prima volta da anni il mercato prezza il debito pubblico italiano come leggermente meno rischioso di quello francese, capovolgendo un ordine di rischio percepito che durava da oltre un decennio, da quando la crisi dei debiti sovrani aveva relegato l’Italia tra i paesi periferici dell’area euro.

C’è un effetto pratico per chi ha BTP a lunga scadenza comprati quando lo spread viaggiava molto più in alto. Quando lo spread rispetto al Bund si riduce, il prezzo del titolo sale sul mercato secondario, anche se la cedola resta invariata: succede perché rendimento e prezzo di un’obbligazione si muovono sempre in direzioni opposte. Su un BTP decennale con duration modificata vicina a otto anni, un calo di un punto percentuale del rendimento richiesto fa salire il prezzo di circa l’8%. Chi aveva comprato quei titoli quando il differenziale era molto più largo si ritrova quindi una plusvalenza in conto capitale, oltre alle cedole già incassate.

Il ribaltamento racconta più la debolezza francese che una forza nuova dell’Italia. Parigi affronta un calendario elettorale complicato, e le agenzie di rating hanno già tagliato il giudizio sul debito transalpino negli anni recenti. L’Italia, con gli squilibri di bilancio che restano ben noti agli investitori, beneficia in questa fase di una relativa stabilità politica interna. Non è un miglioramento strutturale dei conti pubblici italiani a spiegare il movimento, è un cambio nella percezione del rischio relativo tra i due paesi.

Il quadro resta però fragile. Il rendimento decennale dei Treasury statunitensi ha toccato il 4,74%, quello a trent’anni supera il 5,2%: una spinta al rialzo che si trasmette anche ai tassi europei. Sullo sfondo pesano le tensioni nello stretto di Hormuz, che tengono instabile il prezzo del petrolio, e un’inflazione nell’Eurozona ferma al 2,9% (2,5% al netto di energia e alimentari), un livello che lascia alla BCE margini incerti sui prossimi tagli dei tassi.

Per chi ha BTP a lunga scadenza da anni, la domanda utile non è se lo spread scenderà ancora. È quanto del recupero di prezzo sia già scontato nelle quotazioni attuali. Il calendario politico francese nelle prossime settimane conta più della finanza pubblica italiana: è quel fattore a decidere se il vantaggio resta o è una finestra temporanea.

Dati e analisi ripresi da Money.it, articolo di Tommaso Scarpellini pubblicato il 9 agosto 2026.