Secondo i dati diffusi da Soldionline, lo spread tra Btp decennale e Bund tedesco scende di un altro punto base e si avvicina a quota 80. Il rendimento del decennale italiano si ferma al 3,88%, quattro punti base sotto la chiusura di ieri. La mossa precede di poche ore la riunione della Fed, la banca centrale statunitense, un appuntamento che orienta i mercati obbligazionari di tutto il mondo.
Il differenziale misura il premio di rischio che gli investitori pretendono per finanziare il debito pubblico di Roma invece di quello tedesco, ritenuto il più solido dell’area euro. Un valore vicino agli 80 punti indica che quel premio resta contenuto: chi compra Btp oggi chiede un extra-rendimento modesto rispetto al Bund.
Il dato non riguarda solo gli addetti ai lavori. Quando lo spread sale, lo Stato paga interessi più alti sul nuovo debito emesso, con ricadute dirette sul bilancio pubblico. Quando scende, come in questi giorni, il margine di manovra per le prossime manovre di bilancio si allarga, anche se di poco.
Dietro il calo dei rendimenti c’è soprattutto il petrolio. Il greggio ha perso terreno nelle ultime sedute, sulla scia di indiscrezioni su un possibile ritorno al negoziato tra Washington e Teheran. Un petrolio più economico raffredda le attese sull’inflazione. E con l’inflazione più bassa, cala anche la probabilità che le banche centrali tengano i tassi alti a lungo.
Qui entra in gioco la Fed. La banca centrale americana si riunisce nelle prossime ore e le sue decisioni sui tassi hanno un effetto diretto sulla domanda globale di titoli di Stato, Italia compresa. Un Btp al 3,88% dice due cose insieme: il debito pubblico italiano continua a costare relativamente poco, e il mercato non prezza mosse aggressive da Washington nel breve periodo.
Il quadro descritto vale finché durano le sue premesse esterne. Lo spread scende perché il petrolio scende e perché il mercato non si aspetta sorprese dalla Fed: non perché sia cambiato qualcosa nei conti pubblici italiani o nel giudizio delle agenzie di rating sul debito del Paese. Un’inversione di una sola di quelle due condizioni, un petrolio in risalita o un annuncio a sorpresa della banca centrale americana, può riportare il differenziale sopra quota 80 nel giro di poche sedute.
Chi ha in portafoglio Btp, o partecipa alle prossime aste del Tesoro, dovrebbe guardare al comunicato della Fed più che al prezzo del petrolio nei prossimi giorni. È quella decisione, non l’oscillazione del greggio, a stabilire se il rendimento resterà sotto il 4% nelle prossime settimane.
Dati su spread e rendimenti riportati da Soldionline nell’aggiornamento di mercato del 28 luglio 2026.