Il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi scende a 82 punti, ma il tasso pagato da Roma non si muove. Il decennale BTP resta fermo al 4,18%, tra i livelli più elevati registrati negli anni recenti. Il calo dello spread dipende dal Bund, salito leggermente, non da un’Italia percepita come più solida.

Giorgetti ha previsto nei giorni scorsi un aumento del Pil dell’1% per il 2026, un terzo sopra le stime degli analisti. L’annuncio non ha spinto in basso il costo del debito. Chi compra BTP continua a pretendere un premio di rischio legato alla crisi energetica e alle tensioni internazionali, non solo ai numeri di crescita del governo.

Dietro la rigidità dei rendimenti europei c’è soprattutto la Federal Reserve. Il suo presidente Kevin Warsh non ha toccato i tassi nonostante un’inflazione statunitense ancora elevata, schiacciato tra la necessità di raffreddare i prezzi e le pressioni della Casa Bianca per abbassarli. Il risultato è un rendimento dei buoni del Tesoro americano arrivato al 4,8%: un livello che costringe Bund, BTP e le altre obbligazioni sovrane europee a offrire cedole via via più generose per restare appetibili agli investitori.

Il confronto con gli altri Paesi dell’area euro mostra quanto pesi ancora il rischio percepito sull’Italia. La Spagna paga un rendimento del 3,80% sui suoi Bonos, con uno spread di appena 44 punti. La Francia è più vicina alla situazione italiana, con un differenziale di 86 punti e un rendimento del 4,22% sugli Oat, frutto delle sue tensioni di bilancio interne.

Chi guarda ai titoli di Stato come investimento ha due appuntamenti da segnare questa settimana. Mercoledì il Tesoro emette Bot annuali per 7,5 miliardi, che scadono il 14 settembre 2027, oltre a Bot quadrimestrali per 1,5 miliardi, il cui rimborso è fissato al 14 gennaio 2027. Giovedì è la volta dell’asta di medio-lungo termine, i cui importi devono ancora essere comunicati. Altre tre aste sono già fissate per fine mese, il 24, il 25 e il 26 settembre.

Per chi ha in portafoglio BTP o valuta di comprarne in una delle prossime aste, il rendimento resta interessante rispetto agli ultimi anni, ma dipende da una variabile che non è italiana: finché Warsh non muove i tassi americani, difficilmente il costo del debito di Roma scenderà in modo stabile. La prossima riunione della Fed, più delle mosse del governo, è l’appuntamento da seguire per capire se le cedole italiane hanno già toccato il massimo.

Dati ripresi da un articolo di Matteo Runchi su QuiFinanza, pubblicato il 7 settembre 2026.