Lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi è fermo a 116 punti base nell’apertura di mercoledì 28 ottobre, senza variazioni rispetto a martedì. Il rendimento del titolo italiano a dieci anni è invece salito leggermente, fino al 4,54%. A muovere i listini obbligazionari è il petrolio, più caro dopo le elezioni in Israele.

Secondo QuiFinanza, lo spoglio non ha dato un vincitore netto. Con oltre il 60% delle schede contate, la formazione guidata dal premier in carica Benjamin Netanyahu risulta la più votata, ma i suoi seggi in Parlamento calano di un quinto. Né la coalizione del premier né quella di opposizione arrivano alla maggioranza, perché i partiti arabi hanno quasi raddoppiato i propri seggi.

Il collegamento con i titoli di Stato europei passa dal greggio. Gli investitori temono che un Paese politicamente fragile riapra lo scontro con l’Iran, e che questo complichi le vendite di greggio che partono dal Golfo Persico. Il barile ha reagito al rialzo e i rendimenti obbligazionari lo hanno seguito.

Lo spread non ha seguito la stessa strada. Quando i tassi salgono ovunque in Europa, la distanza dal Bund resta uguale: il Bund rende il 3,37%, quindi il Btp costa di più in assoluto ma non rispetto al benchmark tedesco. Per lo Stato italiano il costo di nuovo debito cresce, anche se il giudizio relativo dei mercati non cambia.

Lo stesso quadro vale per gli altri Paesi. La Spagna sta intorno ai 64-65 punti base, con i Bonos al 4,02%, appena sopra la chiusura precedente. In Francia gli Oat rendono il 4,95% con uno scarto di 158 punti base. Nelle ultime settimane i titoli francesi avevano subìto forti rialzi per via della speculazione; il livello resta sotto il 5%.

Intanto prosegue il calendario di fine mese del Tesoro. Martedì 27 ottobre si è chiusa la prima serie di aste: Btp Short Term e Btp€i (i titoli legati all’inflazione europea) hanno portato a casa 3,5 miliardi di euro. Il Btp Short Term a due anni, che scade nell’ottobre 2028, ha reso il 3,55%. I Btp€i hanno reso l’1,69% sulla scadenza 2032 e il 2,10% sulla 2035.

Mercoledì 28 ottobre è stata la volta dei Bot, gli strumenti di debito pubblico con la vita più corta. Il Tesoro ha messo sul mercato un Bot con quattro mesi di vita residua e uno con un mese soltanto.

L’ultimo appuntamento riguarda le emissioni che durano di più, in programma giovedì 29 ottobre. Sul tavolo ci sono tre Btp. Il primo scade a febbraio del 2031 e paga il 3,50% lordo di cedola annua. Il secondo arriva a febbraio del 2032 con cedola del 3,95%. Il terzo, con cedola del 4,00%, dura fino a ottobre del 2036.

Chi segue i titoli di Stato guardi a queste emissioni: i rendimenti che usciranno dall’asta di giovedì 29 ottobre diranno quanto il rincaro del petrolio si è già trasferito al costo del debito a lungo termine.

Informazioni tratte da QuiFinanza, articolo di Matteo Runchi pubblicato mercoledì 28 ottobre 2026.