Lula ha vinto il ballottaggio e lunedì 26 ottobre la Borsa paulista ha chiuso in calo del 13,9%. Il real ha perso circa l’8,1% sul dollaro, fermandosi intorno a 5,415 per un dollaro dopo aver toccato anche quota 5,60. Lo racconta QuiFinanza, che inquadra la scossa come una resa dei conti per chi si aspettava un cambio di governo.

Il 25 ottobre Lula ha preso il 51,79%. Lo sfidante Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, si è fermato al 48,21%. Il Tribunale superiore elettorale ha confermato l’esito. Al primo turno era stato Bolsonaro a passare in testa, e i mercati avevano comprato azioni e real puntando su una linea più prudente sulla spesa pubblica.

Il crollo, quindi, misura soprattutto lo smontaggio di quelle scommesse. Non è per forza un giudizio definitivo sull’economia brasiliana. Ma la seduta è stata così turbolenta che le contrattazioni sull’Ibovespa, l’indice delle azioni più scambiate della Borsa B3, si sono fermate temporaneamente quando la perdita ha toccato il 10%. Sono stati venduti anche i titoli di Stato, con più forza quelli a lunga scadenza, e il Tesoro ha cancellato le aste previste martedì 27 e giovedì 29 ottobre.

Il nodo sono i conti pubblici. Per agosto, indica J.P. Morgan Private Bank, c’era un debito lordo brasiliano all’82,9% del PIL. Intanto la banca centrale lascia la Selic, il tasso che guida il costo del denaro, al 13,75% annuo. Lula vuole difendere i programmi sociali e la domanda interna; se gli investitori vedono più rischio, chiedono rendimenti maggiori sui titoli, e gli interessi da pagare sottraggono risorse a infrastrutture, istruzione e servizi.

La svalutazione del real non pesa su tutti allo stesso modo. Gli esportatori che incassano in dollari e spendono in valuta locale ne traggono vantaggio. Le imprese indebitate in dollari, invece, devono procurarsi più real per restituire lo stesso debito, salvo coperture valutarie. Le famiglie rischiano rincari sui prodotti importati e quindi più inflazione.

Anche il quadro politico complica le cose. Il Congresso che Lula si troverà davanti è a prevalenza di destra, che può frenare o cambiare le sue misure economiche. Dovrà poi proteggere gli scambi con la Cina, primo acquirente dell’export brasiliano, e sciogliere gli attriti con Washington.

Per chi investe dall’Italia conta il cambio. Un’azione brasiliana può restare ferma in real e far perdere soldi lo stesso, quando il capitale torna in euro. Vale anche per chi è esposto tramite fondi indicizzati. Sul fronte fiscale, QuiFinanza ricorda una novità del 2026: il prelievo sui dividendi in arrivo dal Brasile segue regole diverse.

Due scadenze diranno se la fiducia può tornare: chi guiderà la politica economica e come sarà scritta la legge di bilancio 2027. Chi ha titoli o fondi in real farebbe bene a seguire quei due passaggi prima di ogni nuova mossa.

Articolo di QuiFinanza firmato da Donatella Maisto, pubblicato martedì 27 ottobre 2026.