Lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi ha toccato quota 85 punti base nella mattinata di giovedì 30 luglio, un valore che non si registrava da settimane. Il rendimento del Btp decennale di riferimento è salito al 4,04%, superando la soglia psicologica del 4% dopo giorni di quotazioni più contenute. In gioco c’è il costo con cui lo Stato italiano si finanzia sui mercati, proprio mentre il Tesoro chiude il calendario delle emissioni di luglio.

Dietro il nuovo allargamento c’è la tensione internazionale legata al conflitto in Medio Oriente, che nelle ultime settimane ha coinvolto anche Ucraina, Arabia Saudita, Yemen ed Egitto, oltre a Stati Uniti, Iran, Israele e Libano. A pesare c’è pure l’annuncio dell’Opec+, il cartello dei principali paesi produttori di petrolio: il gruppo ha smesso di promettere ulteriore greggio sul mercato dopo settembre. È un segnale che alimenta i timori su un possibile rialzo dei prezzi energetici nei prossimi mesi.

L’allargamento dello spread sarebbe stato più marcato se anche i rendimenti tedeschi fossero rimasti fermi. Il Bund decennale è invece salito fino al 3,19% nella stessa mattinata, un movimento che ha assorbito parte della spinta sui titoli italiani. Per chi ha un mutuo o guarda ai titoli di Stato come alternativa al conto deposito, il dato da seguire non è il livello dello spread in sé quanto la sua direzione nelle prossime settimane. Se il differenziale resta sopra gli 80 punti base con continuità, il costo del debito pubblico italiano aumenta in modo strutturale, non episodico.

Le aste degli ultimi giorni raccontano comunque un mercato che assorbe il maggiore costo del debito senza scossoni. Il Tesoro ha collocato mercoledì l’intero importo offerto in Bot semestrali senza cedola: sette miliardi e mezzo raccolti, a fronte di una domanda che ha coperto pienamente l’offerta. Il rendimento assegnato è però salito al 2,567%, quasi il 10% in più rispetto al collocamento di un titolo simile avvenuto a giugno.

Venerdì 31 luglio si chiude il calendario di luglio con il collocamento più corposo del mese, quello dei titoli a scadenza più lunga. Il Tesoro metterà sul mercato quattro strumenti:

  • un Btp quinquennale, Isin IT0005707614, scadenza giugno 2031, cedola al 3,15%;
  • un Btp decennale, Isin IT0005706285, scadenza luglio 2036, cedola al 3,80%;
  • un Btp con durata quindicennale, Isin IT0005402117, scadenza marzo 2036, cedola all’1,45%;
  • un CCTeu, Isin IT0005707689, scadenza 15 aprile 2036, tasso annuo del 3,237%.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile o guarda ai titoli di Stato come alternativa al conto deposito, il punto da monitorare nei prossimi giorni è la tenuta del differenziale sopra la soglia degli 80 punti base. Se lo spread resta su questi valori fino a fine mese, il costo dei collocamenti di agosto potrebbe salire ancora, con effetti diretti anche sulle emissioni pensate per i risparmiatori privati.

Dati e cronaca riportati da QuiFinanza il 30 luglio 2026, a firma di Matteo Runchi.