Il differenziale tra Btp e Bund si è mosso in ribasso all’apertura di lunedì 24 agosto, scendendo di un punto base a quota 81 dagli 82 di venerdì. Il decennale italiano ha aperto la seduta al 4,05% di rendimento, contro il 4,08% della chiusura precedente.
Il ribasso segue giorni pesanti sui mercati del debito pubblico europeo: un’ondata di vendite ha spinto al rialzo anche i tassi italiani, saliti venerdì al 4,08%, un livello tra i più elevati dell’anno in corso.
Anche la Germania ha attraversato giorni complicati. I tassi dei Bund, sia quelli a dieci sia quelli a trent’anni, sono saliti fino ai massimi dal 2011, spinti da una vendita diffusa di debito pubblico che ha toccato pure gli Stati Uniti e il Giappone. In Italia il decennale aveva già chiuso giovedì al 4,07%, non distante dal picco annuale toccato lo scorso marzo: in quell’occasione il rendimento era arrivato fino al 4,1%.
Dietro le vendite ci sono due preoccupazioni che si sommano: dove andrà la politica monetaria delle grandi banche centrali nei prossimi mesi, e quanto ancora reggono i conti pubblici delle economie occidentali. Quando questi timori crescono insieme, gli investitori chiedono un compenso più alto per tenere in portafoglio debito a lunga scadenza. Il prezzo dei titoli scende, e il rendimento sale di conseguenza.
L’Italia non è comunque il caso peggiore in Europa. Il decennale transalpino resta il più penalizzato tra i grandi Paesi dell’area euro: il rendimento francese viaggia sopra il 4,10%, un livello che non si vedeva dal 2008, e lo scarto rispetto al Bund tedesco ha superato quota 86 punti nelle ultime sedute, più ampio di quello italiano. La Spagna resta invece il Paese più solido tra i quattro grandi emittenti, con un rendimento decennale che si ferma al 3,71%, con uno scarto dal Bund vicino ai 45 punti, molto più contenuto rispetto a Roma e Parigi.
Secondo i dati raccolti da QuiFinanza, agosto si è rivelato un mese complicato anche per il calendario dei collocamenti di debito pubblico italiano. Il Mef ha già cancellato due appuntamenti: l’asta del 13 riservata ai titoli a medio-lungo termine, e quella del 26 dedicata ai Btp indicizzati all’inflazione, per motivi legati alla gestione della liquidità dello Stato. Restano comunque tre collocazioni prima di fine mese: i Btp a breve termine il 26, i Bot il giorno dopo, e i titoli a medio-lungo termine il 28 agosto.
Quest’ultima sarà l’asta osservata con più attenzione dal mercato. Piazzare debito a lunga scadenza mentre i tassi restano tra i più elevati del 2026 rappresenta un test diretto sulla domanda reale degli investitori, non solo sui numeri di spread quotidiani.
Chi ha investimenti in Btp o in fondi obbligazionari dovrebbe guardare proprio all’esito dell’asta del 28 agosto nei prossimi giorni. Una domanda debole spingerebbe i rendimenti ancora più in alto, mentre un collocamento solido segnalerebbe che il mercato considera già adeguato il differenziale attuale.
Dati e cronaca dei mercati riportati da QuiFinanza, articolo di Giorgio Pirani pubblicato lunedì 24 agosto 2026.