Chi accende un mutuo per comprare la prima casa può scaricare nel modello 730/2026 le spese notarili legate al finanziamento, non quelle del rogito di compravendita. La differenza tra le due voci decide se la parcella del notaio rientra o meno nell’agevolazione. Lo spiega una guida di Money.it, pubblicata l’11 agosto.
Il beneficio funziona come sconto Irpef del 19%, calcolato su un tetto complessivo di 4.000 euro che riunisce parcella notarile, interessi passivi e gli altri oneri legati al mutuo. Il risparmio massimo ottenibile, fatti i conti, si ferma a 760 euro l’anno. Per accedervi bisogna essere residenti in Italia o in un altro Stato Ue, oppure avere una sede stabile in Italia pur risiedendo altrove.
Nella base di calcolo rientrano l’onorario notarile per l’atto di mutuo, le spese di istruttoria, la perizia tecnica e le pratiche di iscrizione e cancellazione dell’ipoteca che il notaio sbriga per conto del cliente. Si aggiungono gli interessi pagati sulla restituzione del capitale e la commissione dovuta alla banca per l’intermediazione. Resta fuori dal computo, invece, la parcella per il rogito di compravendita, che il fisco non riconosce come spesa detraibile.
Il vincolo procedurale più severo riguarda il metodo di pagamento: niente contanti, solo bonifico, assegno, bancomat o carta. Chi vuole portare in detrazione la cifra deve conservare la fattura del notaio insieme alla documentazione che prova ogni altra voce di spesa, perché è quella carta a reggere in caso di controllo.
Il modello la vuole nel quadro E, dentro la sezione riservata agli interessi per i mutui ipotecari sull’abitazione principale, rigo E7. È lì che il rimborso del 19% prende forma numerica nella dichiarazione.
Un esempio aiuta a fare i conti: con 2.000 euro di parcella notarile e un ulteriore 1.000 euro pagato in interessi, la base per calcolare lo sconto arriva a 3.000 euro, che al 19% restituiscono 570 euro. Chi supera il tetto, magari con una spesa complessiva di 4.600 euro, non recupera nulla oltre i 4.000 euro: l’eccedenza resta a carico del contribuente.
Per un mutuo cointestato, il tetto di 4.000 euro non raddoppia: si divide tra gli intestatari in base alla rispettiva quota. Due coniugi che condividono il finanziamento in parti uguali, per esempio, hanno diritto ciascuno a un tetto di 2.000 euro su cui applicare il 19%. Se uno dei due risulta fiscalmente a carico dell’altro, l’intera detrazione confluisce nella dichiarazione di chi non è a carico.
La casa deve diventare abitazione principale entro diciotto mesi dall’acquisto, pena la perdita del beneficio. Fa eccezione chi cambia residenza per un trasferimento di lavoro arrivato dopo il rogito: in quel caso la detrazione resta valida anche se i tempi slittano.
Chi ha stipulato un mutuo per la prima casa nell’ultimo anno dovrebbe recuperare adesso la fattura del notaio e la documentazione della banca, prima di consegnare le carte al commercialista in vista del prossimo 730. Senza quei documenti, il risparmio Irpef fino a 760 euro resta sul tavolo.
La guida sulla detrazione delle spese notarili e il rimborso Irpef è stata pubblicata da Money.it l’11 agosto 2026, a firma di Patrizia Del Pidio.