Le famiglie italiane spendono più euro di prima e portano a casa meno roba. Secondo il Crc, il centro studi sui consumi che ha rielaborato dati Istat, tra il 2019 e il 2025 la spesa reale è scesa dell’8,7%. Lo riporta Soldionline, che cita l’ANSA, in un pezzo di domenica 11 ottobre.
Il meccanismo è semplice. Ogni mese un nucleo spendeva in media 2.560 euro nel 2019 e 2.782 euro nel 2025, cioè 222 euro in più. Ma i prezzi sono saliti più in fretta di quella cifra. Tolta l’inflazione, il potere d’acquisto perso vale circa 224 euro mensili a famiglia, sempre secondo il Crc.
I rincari non sono rientrati. Il Crc li collega a tre shock ravvicinati: il Covid, la guerra in Ucraina e la crisi energetica. Finite le emergenze, i listini sono rimasti dove erano arrivati, e gli italiani continuano a pagarli. Il risultato, per il Crc, è che molte famiglie hanno dovuto rivedere le priorità.
La geografia cambia parecchio il quadro. In Puglia la spesa reale è crollata del 18,7%, il calo più forte. Segue Bolzano con il 17,2%, dove il Crc indica il tasso d’inflazione più alto negli ultimi anni, e poi la Calabria con il 14,9%. In controtendenza l’Umbria, che segna un aumento reale del 9,9%, davanti a Marche, Trento e Abruzzo, rispettivamente con +9%, +8,2% e +6,1%.
Dentro ai bilanci familiari, le rinunce hanno nomi precisi. Furio Truzzi, che guida il comitato scientifico del Crc, la definisce una situazione paradossale: il conto sale mentre il carrello si svuota. I dati Istat che cita dicono che nell’ultimo anno un nucleo su tre ha tagliato gli acquisti di cibo e bevande. Il 44% ha tagliato sull’abbigliamento, il 38,2% sulla cura della persona e il 25,4% sulla sanità. Quasi la metà (il 45%) ha cambiato il modo di viaggiare.
Il dato sul cibo e sulla sanità pesa più degli altri. Vestiti e vacanze si possono rimandare. Mangiare e curarsi molto meno. Quando le rinunce arrivano lì, il taglio non è più una scelta di stile di vita ma un adattamento forzato.
Resta un limite da tenere presente. Le stime sulla spesa reale arrivano da un centro di ricerca che parte da dati Istat e le rielabora: non sono una rilevazione diretta dell’Istat sul periodo 2019-2025. Anche le differenze regionali vanno lette come indicazioni del Crc, non come un conteggio ufficiale.
Per chi fa il bilancio di casa, la lezione è pratica. Confrontare lo scontrino di oggi con quello di sei anni fa dice poco: conta quanto si porta a casa con lo stesso importo. Nei prossimi mesi, prima di ritoccare i budget, conviene segnare per tre mesi quanto si paga davvero per cibo, bollette e cure, e usare quella base per decidere dove tagliare.
Secondo Soldionline, che cita l’ANSA e le stime del Centro di formazione e ricerca sui consumi su dati Istat, notizia dell’11 ottobre 2026.