Martedì 13 ottobre il Tesoro offre agli investitori Btp per 7 miliardi di euro, divisi in tre tranche, con scadenza 2029, 2033 e 2041. Chi risparmia può scegliere tra tre durate molto diverse, e il rendimento sale con la lunghezza del prestito. Secondo QuiFinanza, che ha elencato i titoli, i prezzi sono quelli a cui le stesse emissioni passano oggi di mano sul mercato.
Tre anni. Si tratta della settima tranche del titolo con codice Isin IT0005716839, che scade a settembre 2029. La cedola annua è del 3%, il prezzo di riferimento è 98,10 e il rendimento effettivo si aggiusta intorno al 3,7%. Il punto debole è l’inflazione: QuiFinanza la indica al 4,2%, quindi sopra sia la cedola sia il rendimento.
Sette anni. La quinta tranche riguarda il titolo con codice Isin IT0005722845, in scadenza a settembre 2033. Paga una cedola del 3,35% e viene scambiato a 94,59, un prezzo sotto quello di rimborso che alza il rendimento al 4,12%. Anche qui il rendimento resta poco sotto l’inflazione citata, ma la distanza si accorcia.
Quindici anni. Il titolo con codice Isin IT0005694630 scade a ottobre 2041. Ha la cedola più alta, 3,95%, quota 90,52 e rende il 4,58%. Lo stesso livello, ricorda la testata, è quello a cui il Btp a 10 anni ha chiuso venerdì 9 ottobre. Il lungo non paga di più del decennale, ma blocca il denaro cinque anni in più.
Come funzionano questi titoli conta quanto i numeri. Lo Stato versa la cedola di solito ogni sei mesi, calcolata sul valore nominale. La cifra pubblicizzata è lorda: sui titoli di Stato il prelievo è del 12,5%, non del 26% che colpisce le altre rendite finanziarie. Per fare un confronto onesto con un conto deposito o con un fondo, bisogna quindi ragionare al netto di quell’aliquota.
C’è poi la scelta di strategia. Chi tiene il Btp fino alla scadenza incassa cedole e rimborso, senza sorprese. Chi invece punta sul rialzo del prezzo, per rivendere prima, accetta un rischio diverso. Il prezzo di un titolo lungo oscilla molto quando cambiano i tassi, e QuiFinanza avverte che questa mossa assomiglia più a una scommessa da Borsa che alla scelta tipica dei piccoli risparmiatori.
I rendimenti dipenderanno anche dall’andamento dei mercati obbligazionari internazionali fino al giorno dell’asta. I prezzi citati sono quindi una fotografia di sabato 10 ottobre, non l’esito dell’asta.
Chi vuole difendersi dall’inflazione al 4,2% non trova una risposta piena in nessuna delle tre scadenze. Prima di martedì conviene confrontare il rendimento netto con quello di un conto deposito e decidere per quanti anni si può rinunciare a quei soldi.
Secondo QuiFinanza, in un articolo di Matteo Runchi pubblicato sabato 10 ottobre 2026.