Più di tre milioni di persone in Italia lavorano da remoto per almeno una parte della settimana, e per loro la domanda che conta davvero è quanto pesi in bolletta restare tra le mura di casa invece di prendere un mezzo per l’ufficio. Una simulazione di SmartBilly, startup che aiuta i clienti a confrontare le offerte di energia, prova a dare una risposta numerica per il mese di settembre 2026.
Il calcolo parte da un costo marginale dell’elettricità di 0,352 euro per kWh e da 22 giornate lavorative. Per un computer con monitor acceso durante un turno di lavoro di otto ore, il consumo aggiuntivo è di circa mezzo kWh: nell’arco del mese si arriva a 11 kWh, ovvero 3,88 euro di spesa elettrica. È una cifra piccola, meno di un decimo di quanto costa il classico abbonamento ATM per spostarsi a Milano, 39 euro nella versione ordinaria. Se il conto si fermasse qui, restare a casa converrebbe quasi sempre.
Il conto cambia quando nella stanza entra il climatizzatore. SmartBilly stima un assorbimento medio di 750 watt e un utilizzo di otto ore al giorno, che porta il consumo a circa 6 kWh giornalieri e, nei 22 giorni lavorativi del mese, arriva a un totale di 132 kWh. Sommando questa voce a quella del computer, la spesa energetica mensile sale a circa 50 euro, più del prezzo dell’abbonamento dei trasporti preso come riferimento. Basta molto meno tempo di quanto si pensi per arrivare a pareggiare quella soglia: sei ore quotidiane di climatizzatore sono già sufficienti a toccare i 39 euro.
Giovanni Delle Donne, amministratore delegato e cofondatore di SmartBilly, inquadra il senso dell’operazione ricordando che il confronto sullo smart working negli anni si è misurato soprattutto su produttività, organizzazione della giornata e ore risparmiate negli spostamenti, mentre il lato energetico è rimasto sullo sfondo. Il punto, dice, non è stabilire quale modalità sia migliore ma ricordare che cambiare sede di lavoro sposta anche un pezzo dei costi energetici, non li elimina.
Il confronto tra ufficio e casa viene fatto quasi sempre guardando solo il biglietto del treno o dell’autobus. Delle Donne nota che questo lascia fuori un pezzo importante del quadro: una parte dei consumi che normalmente sostiene l’azienda si trasferisce nell’abitazione di chi lavora da remoto. Il computer da solo pesa pochissimo su questo trasferimento. Il climatizzatore, insieme alle altre spese domestiche che accompagnano una giornata di lavoro, è quello che sposta davvero l’equilibrio.
Nessuno dei due modelli, in ufficio o a casa, risulta quindi più economico in assoluto: dipende dalle abitudini di consumo di ciascuno e da quanto costa l’energia nel momento in cui la si usa. Chi lavora da remoto nei giorni ancora caldi farebbe bene a controllare il consumo reale del proprio climatizzatore prima di dare per scontato che restare a casa sia sempre la scelta più economica. Con l’elettricità a questi prezzi, poche ore in più al giorno bastano a ribaltare il confronto.
Dati e stime riportati da Adnkronos, che ha pubblicato la simulazione di SmartBilly martedì 15 settembre 2026.