Il consiglio di amministrazione di Invitalia ha dato il via libera al finanziamento per Silicon Box a Novara, giovedì 1 ottobre. Il piano si chiama Vulcan Project e vale 3,2 miliardi in tutto. L’azienda di Singapore costruirebbe a pochi passi dal centro novarese il suo primo stabilimento europeo, dedicato ai microchip più avanzati.
Dei 3,2 miliardi, 1,3 arrivano da fondi pubblici. Il sostegno passa dal Fondo per il settore dei semiconduttori, previsto dal Chips Act europeo, cioè il pacchetto di regole e risorse con cui l’Unione vuole produrre più chip sul proprio territorio. Fatto il conto, lo Stato copre poco più del 40% dell’investimento.
Con questa delibera si chiude la fase istruttoria, cioè l’esame del progetto previsto dall’Accordo di sviluppo. Quell’accordo era stato firmato a marzo da Invitalia, dall’azienda e dal ministro Adolfo Urso, titolare del dicastero delle Imprese. Hanno partecipato anche la Regione Piemonte e Alessandro Canelli, sindaco di Novara, che segue il programma come commissario straordinario del governo.
Il passaggio è importante ma intermedio. Un via libera al finanziamento non è una fabbrica: dice che i soldi pubblici sono stati assegnati, non che i lavori siano partiti. Secondo Il Sole 24 Ore, l’obiettivo ora è accelerare sulle autorizzazioni per avviare i cantieri in primavera. Tradotto: la data dipende da pratiche di cui Il Sole 24 Ore non descrive i tempi.
Il governo la presenta come una vittoria di sistema. Urso ha parlato di un’Italia che rafforza la propria sovranità tecnologica e industriale e che ospiterà il primo impianto europeo di produzione di chiplet. Alberto Cirio, che guida la Regione Piemonte, sostiene che l’arrivo di Silicon Box confermi la vocazione industriale della regione e crei opportunità di lavoro qualificato.
Sono dichiarazioni di chi ha lavorato al dossier, e vanno lette così. Nella ricostruzione manca, per esempio, il calendario di spesa dei 1,3 miliardi e manca il piano di produzione. Non si sa nemmeno quando la fabbrica dovrebbe entrare in funzione. Senza questi dati, il valore del progetto per il territorio resta una promessa e non un risultato misurabile.
Un numero concreto, invece, c’è. Quando l’impianto sarà a regime sono previste 1.600 assunzioni. Per Novara e per il Piemonte è la cifra che pesa di più, perché racconta cosa può significare il progetto per chi cerca lavoro. Resta però legata a quel “a regime”, un traguardo la cui data non è stata indicata.
Il contesto spiega l’attenzione. Il governo lega l’operazione alla solidità della filiera europea dei semiconduttori. Il finanziamento europeo del Chips Act serve proprio a questo: spostare parte della produzione dentro i confini dell’Unione.
Per chi vive o lavora nel Novarese, o cerca un impiego tecnico nel settore, il segnale da seguire nei prossimi mesi sono le autorizzazioni: se arrivano in tempo, i cantieri possono aprire in primavera.
Notizia riportata da Il Sole 24 Ore, pubblicata giovedì 1 ottobre 2026 a firma di Filomena Greco.