Il fatturato industriale della nautica italiana ha raggiunto 8,72 miliardi di euro nel 2025, un nuovo record con una crescita dell’1,4% sull’anno precedente. L’export vale 4,4 miliardi. I numeri sono stati diffusi giovedì 1 ottobre, giorno in cui il Salone Nautico di Genova apre i battenti con la sua 66esima edizione.

Secondo quanto riportato da Fortune Italia, i dati arrivano dallo studio LOG, intitolato La Nautica in Cifre e preparato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica insieme a Fondazione Edison e con la collaborazione di Iulm Comar. Un dato annuale presentato alla vigilia della vetrina più importante del settore è anche una scelta di comunicazione. Conviene quindi guardare cosa c’è dietro la cifra principale.

Il +1,4% è un passo contenuto, e il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, invita a leggere il dato complessivo nel dettaglio. Dopo anni di espansione a doppia cifra, ha spiegato al momento di illustrare il rapporto, oggi segmenti diversi viaggiano a velocità diverse. Il record complessivo nasconde quindi un settore a due andature.

La spinta arriva dall’alto. Sui superyacht, le grandi imbarcazioni da diporto, l’Italia incassa il 52% delle commesse globali, e la clientela di quella fascia continua a comprare nonostante le tensioni geopolitiche. Per chi lavora nei cantieri questo si traduce in lavoro: l’occupazione è salita del 3% e conta 32.420 addetti diretti. Con l’intera filiera si arriva a circa 170 mila persone.

La geografia delle vendite spiega la forza internazionale del settore. Gli Stati Uniti assorbono il 17% delle barche vendute, il Medio Oriente il 10%, mentre l’Europa pesa per il 40%. Proprio la presenza americana rende il comparto sensibile ai dazi, un tema che il rapporto cita tra le cause delle difficoltà.

Il lato debole è la nautica più piccola. Dazi e conflitti hanno pesato di più sui fuoribordo, sulle unità pneumatiche e sulla vela. Formenti ha riconosciuto che la leadership dell’alto di gamma e la vocazione all’estero restano punti di forza. Ha aggiunto però che i segmenti minori risentono delle incertezze che toccano la classe media a livello globale.

Qui sta il nodo dell’intera vicenda. Le difficoltà della classe media toccano più da vicino le barche piccole che i grandi yacht. Il rapporto non fornisce però cifre segmento per segmento, quindi non si può misurare quanto pesi la maggiore sofferenza dei piccoli.

Accanto ai cantieri c’è l’indotto. Accessori ed equipaggiamenti hanno generato nel 2025 un fatturato di 2,03 miliardi di euro, in aumento dello 0,4%. La produzione nazionale di questo comparto vale 1,54 miliardi, con una crescita dello 0,5%, e il 47% finisce all’estero. Confindustria Nautica legge il dato come la prova che la componentistica italiana sa entrare nelle catene di fornitura dei cantieri internazionali.

Le valutazioni sul settore arrivano dall’associazione di categoria, che ha interesse a presentare un quadro solido. Il resoconto di Fortune Italia non riporta verifiche di soggetti esterni.

Per chi segue il settore, o ci lavora, il termometro dei prossimi mesi saranno gli ordini della piccola nautica al Salone di Genova: se la classe media resta ferma, il quadro dei segmenti minori resterà il punto debole del settore.

Dati dello studio di Confindustria Nautica, riportati da Fortune Italia il 1 ottobre 2026.