Più di un’azienda su quattro non forma le proprie persone sulla sicurezza informatica con continuità. Il dato viene dal sondaggio annuale che Experis, la società di ManpowerGroup, ha dedicato ai direttori dei sistemi informativi: 1.930 responsabili IT sentiti in 12 Paesi, Italia compresa. Il quadro è quello che i dirigenti tecnologici descrivono dall’interno, non una verifica esterna.

Nel campione, il 28% dei responsabili dichiara che la propria azienda non offre corsi regolari di cybersicurezza. Sull’intelligenza artificiale la situazione è più netta: oltre il 40% dei rispondenti racconta che manca un percorso di aggiornamento per i giovani talenti già in organico, e che si preferisce chiamare professionisti dall’esterno.

La tendenza sul fronte AI va nella direzione sbagliata. Il 58% dei responsabili IT intervistati organizza oggi programmi periodici di formazione sull’AI per i talenti emergenti, mentre un anno fa erano il 63%. Cinque punti in meno in dodici mesi, proprio mentre la tecnologia entra nei processi.

L’adozione, intanto, corre. Più di sei intervistati su dieci hanno cominciato a integrare l’AI nei sistemi già esistenti, e per il 54% gli investimenti stanno iniziando a dare un ritorno positivo. Chi risponde così, però, sta valutando il proprio budget: il sondaggio non spiega come sia misurato quel ritorno.

C’è poi un problema di dialogo interno. Il 48% dei rispondenti chiede più coerenza tra gli obiettivi di business e la strategia IT, contro il 35% della rilevazione 2025. Il 61% sostiene inoltre che i vertici aziendali conoscono poco il lavoro dei responsabili IT. Se chi decide non capisce cosa fa chi gestisce i sistemi, difficilmente approva budget per addestrare il personale.

Le priorità indicate mostrano la stessa spinta. Il rafforzamento della cybersicurezza è citato dal 37% dei responsabili, due punti sopra l’anno scorso. Le iniziative di trasformazione digitale salgono al 30%, dal 23%. Si investe di più in tecnologia, ma la formazione non cresce con la stessa velocità.

Per Salvatore Basile, che guida Experis in Italia, insegnare con costanza alle persone aiuta gli investimenti tecnologici a rendere di più. Il professor Marco Taisch del Politecnico, esperto di manifattura digitale, indica il rischio opposto: spendere quasi tutto in software e poco su chi dovrà usarlo. Per lui la formazione non è un accessorio dell’innovazione, ma una sua parte.

Va detto cosa il rapporto non dice, almeno nella sintesi pubblicata da Il Sole 24 Ore. Non c’è una scomposizione per Paese, quindi i numeri non raccontano da soli la situazione delle imprese italiane. Non c’è nemmeno il dettaglio per dimensione aziendale, che conta: una grande impresa può permettersi un’accademia interna, una piccola spesso no.

Il punto pratico riguarda chi lavora in azienda. Se il tuo datore di lavoro non organizza corsi su sicurezza e AI, chiedere un piano formativo nella prossima valutazione annuale è una richiesta concreta, appoggiata a dati di settore.

Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Cristina Casadei pubblicato il 1 ottobre 2026, sui risultati dell’indagine Experis.