Giovedì 10 settembre scade la proroga che taglia il prezzo del gasolio di 17 centesimi ogni litro, e il governo non ha ancora trovato un accordo su come sostituirla. L’esecutivo vuole passare da uno sconto uguale per tutti a un pacchetto di aiuti rivolto a categorie specifiche, ma il nuovo impianto normativo non sarà pronto prima della fine di settembre.
Il primo ostacolo riguarda i soldi. Il dicastero dell’Ambiente calcola che servano circa venticinque giorni per verificare quali opzioni rispettano i conti pubblici e le regole europee, compresa l’ipotesi di uno scostamento di bilancio. Dentro la maggioranza le posizioni sono opposte: la Lega vuole finanziare i nuovi aiuti tassando i margini extra delle compagnie energetiche, Forza Italia si oppone a qualsiasi intervento sulle imprese del settore. Finché questo nodo non si scioglie, il piano resta senza numeri certi.
Il secondo nodo è chi riceverà l’aiuto. L’idea di partenza guardava alla carta Dedicata a Te, lo strumento riservato alle famiglie con Isee basso, già usato per altri bonus spesa. Matteo Salvini chiede di allargare la platea anche ai redditi medi e alle partite IVA, con la possibilità di estendere a queste categorie i fringe benefit esenti da tasse. Per gli autotrasportatori, che in passato hanno già avuto crediti d’imposta dedicati sul carburante, si discute se confermare o rinnovare lo sconto: un rialzo dei costi di logistica finirebbe per pesare sui prezzi finali di ogni prodotto trasportato su gomma.
I tempi tecnici raccontano perché una nuova proroga è l’ipotesi più probabile. Prorogare lo sconto attuale richiede solo la firma di un decreto interministeriale, come è già successo finora. Costruire aiuti mirati richiede invece un decreto legge approvato in Consiglio dei Ministri, un passaggio che non si completa in pochi giorni.
I numeri spiegano perché il governo non vuole far scadere lo sconto senza un piano alternativo pronto. Oggi la benzina costa in media 2,039 euro al litro, il gasolio 2,147 euro con lo sconto ancora attivo. Tolto il taglio, che con l’Iva supera i 20 centesimi, il diesel salirebbe oltre i 2,30 euro al litro dalla sera alla mattina. Un salto simile, in un paese dove gran parte delle merci viaggia su camion, si scarica quasi subito sui listini di trasporto e quindi sui prezzi al consumo.
Il comunicato del ministero non contiene ancora una data precisa per il nuovo decreto, né una cifra sulle risorse effettivamente disponibili: la sintesi politica tra Lega e Forza Italia resta il vero collo di bottiglia dell’intera operazione. Chi fa rifornimento ogni settimana dovrebbe aspettarsi, con ogni probabilità, una proroga tecnica di breve durata prima che il pacchetto mirato prenda forma. Chi gestisce un’attività di trasporto farebbe bene a monitorare l’esito del confronto sui crediti d’imposta prima di fissare i listini di ottobre.
Dati e dichiarazioni riportati da QuiFinanza in un articolo di Emanuela Colatosti pubblicato domenica 6 settembre 2026.