Schneider Electric ha annunciato lunedì 5 ottobre l’acquisto di PTC, società americana di software per progettare prodotti e seguirli lungo tutta la loro vita industriale, a 205 dollari per azione in contanti. Per il gruppo francese nessuna operazione precedente ha mai pesato tanto. Il mercato l’ha letta in due modi opposti: PTC è salita del 36% nel premercato a Wall Street, Schneider ha perso tra l’8% e il 9% a Parigi.

Secondo Money.it, l’offerta dà al capitale di PTC un valore di 22,6 miliardi di dollari, che diventano 23,7 miliardi se si guarda al valore d’impresa. Il prezzo include un premio del 42,3% sulla chiusura precedente, mentre rispetto alla media ponderata del mese il margine sale al 46,1%. Venerdì 2 ottobre il titolo era fermo a 144,03 dollari; nel premercato è arrivato fino a circa 196, quindi ancora sotto i 205 offerti.

Quel divario ha una spiegazione semplice: l’accordo è annunciato, non concluso. Serve l’approvazione degli azionisti PTC, servono le autorizzazioni delle autorità e la chiusura è attesa entro il terzo trimestre del 2027. Chi compra oggi aspetta quasi un anno prima di incassare, con il rischio che un’autorità blocchi tutto.

Sul prezzo pagato, Schneider offre due letture. Rispetto all’Ebita rettificato che PTC dovrebbe produrre nel 2027, l’acquisto vale 21 volte; se si contano anche le sinergie a regime, il rapporto scende a 13. Il gruppo promette risparmi di costo di 250 milioni di euro l’anno, da raggiungere nel terzo anno, e maggiori ricavi per circa 800 milioni. Sono stime della stessa Schneider, e nessun soggetto indipendente le ha verificate.

La parte che pesa sul titolo parigino è il finanziamento. Per pagare in contanti servono 22 miliardi di euro circa, anticipati da un prestito ponte con la garanzia di Société Générale e Morgan Stanley. Il rimborso arriverà da due fonti: nuovo debito in più valute, tra 16 e 17 miliardi, e un collocamento accelerato di azioni che raccoglie tra 5 e 6 miliardi. Gli azionisti attuali si ritrovano con più debito in bilancio e con una quota di capitale più diluita. Il gruppo dice di voler restare in una fascia di rating A.

Schneider sostiene che l’operazione farà salire da subito l’utile per azione rettificato, di poco nel primo anno e di più con le sinergie complete. Anche il ritorno sul capitale investito dovrebbe superare il costo del denaro, ma solo dal quinto anno in poi. Fino ad allora l’acquisizione si regge su previsioni, non su risultati.

C’è poi il tema dell’intelligenza artificiale. Secondo Jefferies, la paura che l’IA eroda i modelli di business delle aziende di software ha schiacciato le valutazioni del comparto. Così Schneider compra al prezzo più basso, in rapporto agli utili, degli ultimi dieci anni. La stessa pressione, avverte la banca, potrebbe continuare a gravare sul titolo francese anche quando l’accordo sarà perfezionato.

L’operazione segue Cognite, acquisita a luglio per 3,1 miliardi di dollari. L’idea industriale è riunire progettazione, produzione e gestione degli impianti in un’unica piattaforma di software e intelligenza artificiale, con un mercato potenziale che Schneider stima di circa tre volte più grande nel software industriale.

Chi ha Schneider in portafoglio, direttamente o dentro un ETF europeo, dovrebbe seguire nei prossimi giorni il collocamento delle nuove azioni, perché il suo prezzo dice quanto costa davvero la diluizione. Il voto degli azionisti PTC è la prima tappa che può cambiare i conti.

Notizia riportata da Money.it il 5 ottobre 2026, a firma dell’Ufficio Studi.