IG Group, il broker britannico quotato a Londra, specializzato in contratti per differenza (CFD) e scommesse sui prezzi, venerdì 2 ottobre ha toccato un ribasso intraday superiore al 27%, il livello più basso da aprile 2025. A scatenare le vendite è stata la revisione dell’obiettivo sui ricavi 2026: non più una crescita del 10-15%, ma una cifra bassa. Lunedì 5 ottobre il titolo trattava a 974,87 pence, in calo dell’1,53% sulla giornata.

Il 27% è il punto peggiore della seduta di venerdì, non la chiusura. Money.it, da cui arriva la notizia, non indica a quanto abbia chiuso il titolo quel giorno, quindi conviene non attribuire a quella cifra il bilancio finale della seduta.

La sorpresa pesa perché l’obiettivo più ambizioso era stato ribadito l’8 luglio, in occasione dei conti semestrali. Il 19 maggio la società lo aveva alzato, dopo un avvio d’anno che aveva definito eccellente, calcolandolo su ricavi 2025 vicini a 1,10 miliardi in sterline. Dalla conferma di luglio sono passati meno di tre mesi, e la previsione si è dimezzata.

I numeri del terzo trimestre spiegano il taglio. Per il trimestre IG Group prevede incassi vicini a 240 milioni in sterline: il 14% in meno rispetto a un anno fa. Il fatturato netto dal trading si ferma a circa 210 milioni, contro i 249,5 milioni di un anno prima.

Il paradosso è che l’attività dei clienti non è in discussione. L’amministratore delegato Breon Corcoran ha detto che le prime operazioni e i clienti attivi sono rimasti solidi. A calare è la cosiddetta ritenzione sui derivati OTC, cioè la parte dei ricavi che il broker riesce a tenersi, scesa a ridosso del 70%, quando la media era dell’80% da metà 2025 in poi.

Il meccanismo è semplice. Chi offre CFD guadagna soprattutto tenendosi, dopo le coperture, una quota delle perdite dei clienti. Con listini poco mossi i clienti perdono meno oppure incassano di più, e il margine si assottiglia anche se conti e operazioni restano gli stessi. Corcoran ha parlato di un contesto di mercato meno favorevole.

Il quadro mette a nudo una fragilità del modello. Contano più gli scossoni degli strumenti su cui si scommette che i volumi o la base clienti, e gli scossoni non si pianificano. Una guidance a doppia cifra, confermata a luglio, presupponeva una ritenzione che il trimestre ha smentito.

Nella stessa seduta hanno perso terreno anche CMC Markets e Plus500, due concorrenti quotati, ma con ribassi molto più contenuti. Le percentuali esatte divergono da una rilevazione all’altra, quindi non sono confrontabili con precisione. Gli investitori sembrano vedere nell’episodio un rischio di settore, oltre che un guaio della singola società.

C’è anche un dettaglio societario. Nei conti di luglio la società ha anche annunciato una holding a Jersey, presentata come scelta di flessibilità. Il listino londinese e il domicilio fiscale non cambiano. Con circa due terzi dei ricavi generati fuori dal Regno Unito, la mossa non cambia l’esposizione al ciclo dei mercati.

Chi ha in portafoglio broker di CFD o fondi che li contengono dovrebbe guardare la ritenzione dei ricavi nel prossimo aggiornamento, più dei nuovi clienti. Se resta vicina al 70%, la nuova previsione a una cifra bassa potrebbe non essere l’ultimo ritocco.

Secondo Money.it, articolo dell’Ufficio Studi pubblicato lunedì 5 ottobre 2026, sulla seduta di IG Group di venerdì 2 ottobre.