Giulio Sapelli, storico ed economista, ha bocciato il modello di crescita della Spagna guidata da Pedro Sanchez, definendolo fragile e costruito sullo sfruttamento della manodopera. Il giudizio arriva in un’intervista concessa ad Adnkronos/Labitalia e pubblicata il 3 agosto, nel giorno in cui l’agenzia ha messo a confronto Pil e occupazione tra Italia e Spagna. Per Sapelli la differenza tra i due paesi non sta nella solidità del sistema produttivo, ma nel costo energetico e in quello sociale pagato dai lavoratori spagnoli.
Il vantaggio spagnolo nasce soprattutto dall’energia. Madrid importa gas naturale liquefatto via nave, una fonte che costa meno del gas acquistato dall’Italia al prezzo fissato dalla borsa di Amsterdam, il benchmark che negli ultimi anni ha spinto verso l’alto le bollette italiane. Sapelli sostiene però che quel risparmio abbia un costo ambientale preciso. La Spagna, spiega, ha destinato territori interni come la Castiglia a distese di impianti eolici, spingendo alcune comunità ad allontanarsi da zone poco popolate ma cariche di storia. Nella sua lettura, il risultato è la desertificazione di aree sacrificate per abbassare il costo dell’elettricità.
A questo si aggiunge, secondo l’economista, un’intesa commerciale con la Cina che a suo avviso potrebbe non limitarsi al solo commercio. La base industriale spagnola poggia inoltre sull’automotive, un settore dove i salari sono rimasti a lungo molto bassi e le condizioni di lavoro vicine allo sfruttamento, prima che pressioni europee e sindacali portassero a un cambio di rotta.
Il governo di Sanchez ha introdotto un salario minimo sotto la spinta dell’Unione Europea e delle organizzazioni sindacali, che in quel paese mantengono un peso negoziale superiore a quanto si creda comunemente in Italia. Per Sapelli quella soglia non ha alcuna base contrattuale reale: la definisce il salario dei poveri, pagato da una classe operaia impoverita mentre i profitti delle aziende restano molto alti. È un giudizio duro, che l’economista formula senza citare dati ufficiali sui margini aziendali spagnoli. Resta quindi un’affermazione personale, coerente con la sua lettura politica del modello iberico, più che una verifica contabile indipendente.
Il quadro che ne emerge non riguarda solo la Spagna. Il confronto tocca direttamente il dibattito italiano sul costo dell’energia, dove il prezzo del gas legato alla borsa di Amsterdam continua a pesare su imprese e famiglie molto più che nei paesi con accesso diretto al gas liquefatto via nave. Tocca anche la discussione, mai chiusa, su un eventuale salario minimo legale in Italia e sulle garanzie contrattuali che dovrebbe avere per non ripetere, secondo la critica di Sapelli, lo schema spagnolo.
Chi segue il dibattito sul salario minimo e sul caro energia in Italia farà bene a tenere d’occhio i prossimi dati Istat su occupazione e retribuzioni reali, il vero banco di prova per capire se un modello di crescita produce lavoro di qualità o soltanto occupazione a basso costo.
Dichiarazioni raccolte da Adnkronos/Labitalia in un’intervista a Giulio Sapelli pubblicata il 3 agosto.