Il 1° ottobre 2026 l’elenco delle cure che la sanità pubblica deve assicurare a tutti i cittadini si allarga di circa 800 voci. Sono i Livelli essenziali di assistenza, i cosiddetti Lea, e riguardano prevenzione, screening, gravidanza, malattie rare e croniche, oncologia. Lo ha riportato QuiFinanza, che ha ricostruito le novità principali.
Non tutto è gratuito. Le nuove prestazioni sono a costo zero per chi ha diritto a un’esenzione, mentre negli altri casi si paga il ticket. Per capire quanto spenderai, quindi, conta prima di tutto la tua posizione di esenzione.
L’ultimo aggiornamento dell’elenco risaliva al 2017, e la sua applicazione completa è arrivata solo nel 2024. Un tempo lungo, che dice quanto una lista scritta sulla carta possa restare distante dagli ambulatori.
Tra le novità più concrete c’è lo screening neonatale per la Sma, l’atrofia muscolare spinale, che diventa disponibile in tutto il Paese. Il pacchetto per i neonati si estende ad altre otto malattie, metaboliche o rare. Una diagnosi precoce, in queste condizioni, permette di avviare le terapie prima che i sintomi si manifestino.
In gravidanza arrivano nuovi esami di controllo, tra cui i test prenatali che non richiedono procedure invasive. Lo scopo dichiarato è tutelare madre e nascituro.
Sul fronte oncologico, i Lea includono le prestazioni per il tumore al seno ormonoresponsivo in fase precoce, pensate per scegliere più in fretta la terapia giusta. Parte inoltre un programma nazionale di sorveglianza sulle varianti di Brca1 e di Brca2, due geni legati ai tumori di seno e ovaio. Si rivolge alle donne di famiglie in cui sono stati diagnosticati tumori di mammella od ovaio e sono state trovate quelle varianti. Entrano in percorsi di controllo attivo anche le donne sane con esito positivo al test: previste mammografie, ecografie e visite senologiche.
La radioterapia cambia organizzazione: un unico percorso copre sia il trattamento sia le prestazioni preparatorie. Per le malattie rare crescono le condizioni che danno diritto all’esenzione, e vengono riscritte le descrizioni di quelle già presenti. Escono dall’elenco, o vengono sostituite, le prestazioni ormai superate.
Orazio Schillaci, titolare del dicastero della Salute, ha parlato di un capitolo decisivo per un servizio più moderno ed equo. Ha aggiunto che l’Italia non deve avere due sanità, una migliore e una peggiore. Sono parole d’intenti, e la verifica sta nei tempi di accesso.
Il nodo, infatti, resta quello delle liste d’attesa. Se una prestazione è nell’elenco ma la visita arriva dopo mesi, molti pazienti si rivolgono alla sanità privata e pagano di tasca propria. QuiFinanza non riporta dati sui tempi medi né risorse aggiuntive per ridurli.
Le Regioni possono comunque offrire di più, finanziando con fondi propri prestazioni extra Lea. L’Umbria, per esempio, ha appena eliminato il ticket per le donne vittime di violenza. Questo significa che la copertura reale può cambiare da un territorio all’altro.
Se hai in programma esami o visite nei prossimi mesi, chiedi alla tua Asl se la prestazione rientra ora nei Lea e se hai diritto all’esenzione. Controllare prima di prenotare, nel privato come nel pubblico, può evitarti una spesa che da ottobre non è più dovuta.
Secondo QuiFinanza, in un articolo di Mauro Di Gregorio pubblicato il 1° ottobre 2026.