Chi assiste in casa un familiare con Alzheimer arriva a spendere fino a 74.000 euro, e quella cifra copre solo la voce alberghiera di un ricovero in Rsa, la residenza sanitaria assistenziale dove finiscono molti malati nelle fasi più gravi della patologia. Lo riporta QuiFinanza, ricostruendo il conto di una degenza media di 33 mesi.
Prima ancora di arrivare al ricovero, tenere un malato a casa costa alle famiglie tra 1.200 e 2.500 euro al mese: servono badanti o operatori sanitari specializzati, oltre a presidi medici che aumentano con l’aggravarsi dei sintomi. La spesa comincia presto, non serve attendere lo stadio finale: già quando il malato comincia a perdere autonomia in modo progressivo, qualcuno deve sorvegliarne il decorso in modo costante.
Quando la gestione domestica diventa insostenibile, il ricovero diventa quasi obbligato. La retta della Rsa si divide in due voci distinte: una quota sanitaria, coperta dal Servizio sanitario nazionale, e una quota alberghiera che copre l’assistenza quotidiana alla persona, dal lavaggio all’igiene fino all’imboccatura e alla prevenzione delle lesioni.
Ed è proprio la quota alberghiera a pesare di più sui bilanci familiari: costa in media 2.242 euro al mese, cifra che nelle strutture private sale spesso fino a 4.000 euro. Moltiplicata per una degenza di 33 mesi, la spesa complessiva tocca i 74.000 euro citati in apertura.
Un orientamento ormai stabile della Corte di Cassazione, seguito anche dalle corti d’appello, dice però che nelle fasi più avanzate della malattia l’assistenza alla persona e la cura medica vera e propria non si possono più separare: diventano un’unica terapia integrata. Quando questo accade, anche la quota alberghiera dovrebbe gravare sul Servizio sanitario nazionale, non sulla famiglia.
Per dimostrarlo servono due documenti precisi: il piano terapeutico personalizzato del paziente e i verbali dell’unità di valutazione geriatrica. Solo con queste carte una famiglia può chiedere l’annullamento delle rette future e, entro i termini di prescrizione, la restituzione di quanto già versato.
Nella pratica però molte Regioni e molte Rsa continuano ad applicare lo schema della non autosufficienza in via ordinaria, chiedendo la quota alberghiera pure nei casi in cui la legge, a rigore, non la prevedrebbe. Il motivo è semplice: riconoscerla su larga scala manderebbe in crisi i bilanci sanitari regionali. Il conto lo pagano intanto le famiglie, costrette a lunghe cause per un diritto che i giudici hanno già riconosciuto più volte.
Un caso recente mostra quanto possono valere quelle cause. Una famiglia veneta ha dovuto affrontare tre gradi di giudizio prima che la Cassazione le desse ragione, dopo aver pagato la retta per un congiunto malato di Alzheimer: l’Asl competente ha dovuto versare un rimborso superiore a 129.000 euro.
Chi sta valutando il ricovero di un genitore o di un coniuge con Alzheimer dovrebbe chiedere fin da subito il piano terapeutico personalizzato e i verbali della valutazione geriatrica: sono quei due documenti a stabilire, caso per caso, se la quota alberghiera resta a carico della famiglia o passa alla Sanità pubblica.
Dati e ricostruzione normativa riportati da QuiFinanza in un articolo firmato da Emanuela Colatosti e pubblicato lunedì 21 settembre 2026.