Chi insegna a tempo indeterminato nella scuola statale dell’infanzia o primaria può farsi rimborsare dall’Inps una parte delle cure mediche sostenute durante l’anno, fino a un tetto di 10.000 euro. Il canale è la Gestione Assistenza Magistrale, l’ex Enam confluito nell’istituto, aperta anche a chi ha già lasciato il servizio con la pensione.
La platea non si ferma agli insegnanti in cattedra. Rientrano nella tutela anche alcuni dirigenti scolastici con un passato da direttori didattici, il personale amministrativo di livello direttivo che rispetta i requisiti di legge, e chi si è iscritto volontariamente restando in servizio con almeno cinque anni di contributi continuativi alle spalle. Il rimborso arriva a coprire pure le spese di coniuge, figli conviventi fino ai 26 anni e genitori a carico, con tutele aggiuntive per chi ha un’inabilità totale al lavoro in famiglia.
La percentuale coperta dipende dal reddito. Con un Isee sotto gli 8.000 euro il rimborso sale al 60%, tra 8.000 e 24.000 euro scende al 50%, tra 24.000 e 32.000 euro si ferma al 45%, oltre quella soglia arriva al 40%. Ogni fascia ha anche una spesa minima da raggiungere prima di poter chiedere il contributo, che va dai 300 euro della fascia più bassa ai 1.400 euro di quella più alta. Facendo un conto pratico, con 20.000 euro di reddito familiare e due mila euro di spesa ammessa, l’insegnante riceve indietro mille euro, la metà del totale.
Le voci ammesse coprono buona parte della sanità privata: dal dentista alle protesi ortopediche e acustiche, dagli occhiali alle visite specialistiche, dai farmaci alla riabilitazione, fino alla fecondazione assistita entro tre cicli per persona. Per alcune voci c’è un tetto specifico: i farmaci valgono fino a 300 euro a testa, mentre la sola montatura degli occhiali rientra fino a 100 euro se il prezzo è separato da quello delle lenti. Chirurgia e cure termali sono comprese, gli interventi estetici e le perizie medico-legali no. Se una parte della spesa è già stata coperta da Asl, assicurazione o altro ente pubblico, l’Inps rimborsa solo quanto resta a carico del richiedente.
La richiesta va presentata online, sul Portale Prestazioni Welfare dell’Inps, cercando la voce dedicata a questo contributo per chi appartiene alla Gestione Assistenza Magistrale. Servono la prescrizione medica scritta prima della cura, le fatture o ricevute intestate a chi ha sostenuto la spesa, un documento d’identità e, quando serve, la prova dell’inabilità del familiare. Due paletti temporali contano più degli altri: le spese devono rientrare nei dodici mesi precedenti l’invio, e tra una domanda e la successiva deve passare almeno un anno. In caso di rigetto restano 30 giorni per chiedere il riesame.
Secondo quanto riportato da Money.it in un approfondimento pubblicato mercoledì, la platea coinvolta è ampia proprio perché comprende sia il personale ancora in servizio sia quello già in pensione. Chi rientra tra gli aventi diritto e ha già una ricevuta medica in un cassetto ha un motivo concreto per controllare i requisiti prima che passino i dodici mesi utili: oltre quella finestra, il rimborso su quella spesa si perde.
Dettagli su requisiti e importi riportati da Money.it, a firma di Simone Micocci, in un articolo pubblicato mercoledì 23 settembre 2026.