Dopo l’approvazione della legge veneta sul suicidio assistito, l’Accademia pontificia per la vita ha chiesto allo Stato italiano di finanziare per davvero i percorsi di cure palliative, non solo di scriverli in una norma. Lo riporta TGCOM24, citando un’intervista di monsignor Renzo Pegoraro al quotidiano Avvenire pubblicata domenica 6 settembre 2026. Pegoraro guida l’organismo vaticano. La differenza che conta, secondo lui, è quella tra una legge che esiste sulla carta e un servizio che i pazienti possono davvero ricevere.
Le cure palliative sono l’assistenza medica, psicologica e infermieristica rivolta a chi affronta una malattia in fase terminale, pensata per ridurre la sofferenza quando guarire non è più un obiettivo realistico. Offrirle a tutti significa personale formato, posti letto dedicati (spesso mancanti fuori dai centri urbani) e assistenza domiciliare continuativa, tre voci di spesa che gravano sui bilanci regionali della sanità.
Pegoraro riconosce che l’Italia dispone già di una legge valida sulle cure palliative, approvata anni fa. Il problema, sostiene, è che chi vuole difendere la vita ha anche il compito di trovare i fondi per farla applicare davvero. La sua proposta è un obbligo per lo Stato di offrire un percorso di cure palliative a ogni cittadino, con il compito di trovare le somme necessarie a coprirlo. In sintesi: spendere meno in armamenti e mettere più risorse nell’assistenza a fine vita.
Il religioso non ha indicato quante risorse servano per estendere le cure palliative a tutto il territorio nazionale, né da dove queste dovrebbero arrivare nel bilancio pubblico. È un punto che pesa. Le leggi sanitarie che restano senza fondi vincolati finiscono spesso applicate a macchia di leopardo, con differenze enormi tra una regione e l’altra: chi vive in un’area con pochi hospice deve percorrere più chilometri, o accontentarsi di un’assistenza domiciliare meno frequente.
Per la Chiesa cattolica non c’è un diritto a ricevere aiuto per morire. Resta comunque, secondo Pegoraro, il dovere dello Stato di prendersi cura di chi soffre e di rispettare chi rifiuta ulteriori trattamenti. Lega questa posizione proprio alla legge sul fine vita approvata di recente in Veneto, il testo che ha riacceso il dibattito nazionale sul tema del suicidio assistito e sui suoi confini.
Le cure palliative pesano sul bilancio delle Regioni, che gestiscono la sanità in Italia con risorse spesso disomogenee da territorio a territorio. Un obbligo nazionale di offrirle a tutti richiederebbe una copertura aggiuntiva stabile nel tempo, non un finanziamento una tantum destinato a esaurirsi dopo pochi anni: è proprio la continuità dei fondi, più della norma in sé, il nodo che Pegoraro mette sul tavolo.
Per chi lavora nella sanità pubblica o segue la spesa sanitaria regionale, il punto sollevato da Pegoraro indica una variabile concreta da monitorare nei prossimi mesi: se la prossima legge di bilancio destinerà fondi aggiuntivi alle cure palliative, oppure se la misura resterà un principio senza copertura finanziaria.
Secondo quanto riportato da TGCOM24, la dichiarazione di monsignor Pegoraro al quotidiano Avvenire è stata pubblicata domenica 6 settembre 2026.