Il 31 dicembre 2026 è la data entro cui chiudere i lavori di ristrutturazione per avere diritto alla detrazione più alta ancora prevista dai bonus edilizi. Dal 2027 le aliquote scendono per ogni tipo di immobile, e chi sposta i lavori all’anno nuovo perde più di dieci punti di beneficio fiscale.
Per chi ristruttura la prima casa, oggi la detrazione arriva al 50% delle spese, con un tetto di 96.000 euro. Dal prossimo anno l’aliquota scende al 36%, sullo stesso tetto: una perdita secca di 14 punti percentuali. Per le seconde case il taglio è più contenuto ma comunque netto: dal 36% attuale si passa al 30%, sei punti in meno.
La manovra di bilancio ha prorogato, per la sola abitazione principale, le aliquote già valide fino alla fine di quest’anno. Le seconde case restano invece all’aliquota ridotta. Come riporta Money.it, chi ha già in programma un intervento, dall’installazione di una caldaia a nuovi infissi o tende da sole, dovrebbe considerare dicembre come termine ultimo per completare i lavori, non solo per commissionarli.
Il beneficio effettivo, però, non dipende solo dall’aliquota. Dal 2025 esiste anche un tetto alle spese detraibili legato al reddito del contribuente, che si somma al taglio in arrivo nel 2027. Fino a 75.000 euro di reddito annuo la regola resta quella di prima. Sopra quella cifra scatta un importo base fissato a 14.000 euro, che scende ulteriormente a 8.000 euro per i redditi oltre i 100.000 euro.
Quell’importo base non è fisso: va moltiplicato per un coefficiente legato ai figli a carico. Senza figli il coefficiente è 0,50, con un figlio sale a 0,70, con due arriva a 0,85, e tocca 1 con più di due figli o con un figlio disabile a carico. Un contribuente con 90.000 euro di reddito e nessun figlio, quindi, può portare in detrazione al massimo 7.000 euro l’anno, la metà del tetto base.
Prima del 2025 il limite era diverso e più favorevole per i redditi alti. Fino a 120.000 euro di reddito annuo, la detrazione spettante non aveva un tetto proprio: era vincolata soltanto a quanto il contribuente doveva versare in imposte. Chi aveva 20.000 euro da versare all’Erario, in altre parole, poteva scontarne fino a 20.000 in spese detraibili. Tra i 120.000 e i 240.000 euro di reddito, il beneficio calava progressivamente.
La combinazione dei due tagli, aliquota più bassa dal 2027 e tetto di spesa legato al reddito già dal 2025, rende il calendario dei lavori una variabile fiscale a tutti gli effetti, non solo un dettaglio organizzativo. Per chi guadagna sopra i 75.000 euro e ha un intervento importante da fare, il tetto di spesa può pesare più della riduzione di aliquota.
Chi ha una ristrutturazione già pianificata sulla prima casa dovrebbe chiudere i lavori entro dicembre e verificare, in base al proprio reddito e ai figli a carico, quanto della spesa rientra davvero nel tetto detraibile. Aspettare il 2027 significa perdere sia sull’aliquota sia, per i redditi più alti, sulla base di calcolo.
Dati e aliquote riportati da Money.it in un articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato il 7 settembre 2026.