La manovra 2027, nella prima bozza, taglia la cedolare secca sugli affitti a canone concordato: dal 10% al 5%, e fino all’1% se l’inquilino ha meno di 35 anni. Il testo è passato in Consiglio dei ministri mercoledì 28 ottobre, ma resta una bozza. Secondo Money.it, che ha ricostruito le novità, il Parlamento può ancora cambiarlo.

La cedolare secca è un’imposta sostitutiva che il proprietario può scegliere al posto dell’Irpef sul reddito da affitto. Esiste dal 2011 e, quando si applica, il canone non si somma agli altri redditi, quindi non fa salire di scaglione. In cambio il proprietario rinuncia ad alzare l’affitto nel corso del contratto, anche per l’adeguamento Istat.

Le novità toccano tre casi. I contratti agevolati, come il 3+2 o quelli per studenti universitari, passano al 5%. Se l’inquilino è under 35 sul concordato, l’aliquota scende all’1%. Per i negozi di categoria C/1 sotto i 300 metri quadri torna un’aliquota fissa del 21%, mentre oggi si paga solo l’Irpef ordinaria.

Il risparmio dipende dal canone. Su un affitto concordato, l’imposta cala della metà con il 5% e di nove decimi con l’1%, rispetto al 10% di oggi. Per i negozi il confronto va fatto con lo scaglione Irpef del proprietario, perché il 21% fisso conviene soprattutto a chi ha già un reddito alto.

Niente cambia per gli altri contratti. Il canone libero 4+4 resta al 21%. Le locazioni brevi restano al 21% sul primo immobile e al 26% dal secondo, quindi il governo non le agevola. Money.it legge la mossa come un incentivo agli affitti lunghi e ai giovani, contro il peso delle locazioni turistiche.

Lo sconto non scatta da solo. Per l’aliquota ridotta serve l’Attestazione di Rispondenza, il documento che le associazioni firmatarie dell’accordo territoriale danno al proprietario. Certifica che il canone rientra nella forbice stabilita per il Comune. Senza quel foglio, scrive Money.it, il Fisco potrebbe negare l’aliquota agevolata.

L’opzione va esercitata alla registrazione del contratto, entro 30 giorni dalla firma. Prima il proprietario manda all’inquilino una raccomandata A/R che comunica la scelta e la rinuncia agli aggiornamenti del canone. La raccomandata non serve se la rinuncia è già scritta nel contratto. Poi si registra il contratto sul portale dell’Agenzia delle Entrate con il Modello RLI, barrando la casella della cedolare per ogni proprietario.

I versamenti seguono le scadenze delle imposte sui redditi. Il saldo va pagato entro il 30 giugno dell’anno successivo. L’acconto copre il 100% dell’imposta dell’anno prima e si versa il 30 novembre in un’unica rata, se resta sotto 257,52 euro. Sopra quella cifra si divide in due: il 40% a giugno e il 60% a novembre.

Resta un limite. Le aliquote del testo sono quelle della prima bozza, e l’iter parlamentare può modificarle. Chi sta per firmare un contratto concordato dovrebbe aspettare il testo definitivo della manovra prima di fare i conti sul rendimento dell’affitto.

Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato il 30 ottobre 2026 sulle novità della cedolare secca nella Legge di Bilancio 2027.