Il governo ha dato il primo via libera allo schema di decreto che introduce la presunzione di lavoro dipendente per chi opera tramite piattaforme digitali, dai rider a chiunque lavori attraverso app e strumenti online. Da ora in poi non sarà più il lavoratore a dover dimostrare di essere stato trattato come un dipendente: tocca alla piattaforma provare che il rapporto è davvero autonomo. Il provvedimento recepisce un obbligo europeo con una scadenza precisa, fissata al 2 dicembre 2026.
Il testo dà attuazione alla direttiva Ue 2024/2831, datata 23 ottobre 2024, e alla legge numero 91/2025, operativa dallo scorso luglio, con cui il Parlamento aveva delegato l’esecutivo a intervenire sulla materia. Il decreto è stato proposto dai ministri Marina Calderone e Tommaso Foti. Dovrà ricevere l’approvazione definitiva prima del 2 dicembre 2026: è la scadenza che Bruxelles impone per recepire la direttiva in ogni Stato membro.
Fino a oggi, chi lavorava tramite un’app doveva essere lui a dimostrare, spesso in tribunale, di essere stato trattato come un dipendente. Con il nuovo decreto l’onere si sposta: sarà l’azienda che gestisce la piattaforma a dover provare che il lavoratore non riceveva istruzioni su orari, percorsi o scadenze di consegna. Restano comunque centrali gli elementi che da sempre definiscono la subordinazione: la capacità dell’azienda di dirigere il lavoro e di controllarne l’esecuzione. La presunzione non cancella la valutazione caso per caso, la ribalta soltanto nella distribuzione della prova.
Una precisazione riguarda il ruolo degli algoritmi. Il decreto chiarisce che se le istruzioni al lavoratore arrivano da un sistema automatizzato invece che da un responsabile in carne e ossa, questo non basta a escludere il rapporto di subordinazione. Un rider che riceve dall’app i tempi di consegna e le zone di lavoro può quindi rientrare nella stessa tutela di chi riceve ordini da un capoturno umano.
La norma riguarda ogni piattaforma che organizza lavoro in Italia, a prescindere da dove ha sede legale o da dove il lavoro viene fisicamente eseguito: conta il luogo in cui l’attività è organizzata, non quello in cui è registrata l’azienda. Per le aziende del settore, questo significa rivedere in tempi stretti come vengono assegnati turni, percorsi e valutazioni, per capire se le proprie procedure espongono già oggi a un rischio di contenzioso.
Chi lavora oggi come rider o come collaboratore di una piattaforma digitale dovrebbe conservare tracce concrete delle proprie condizioni di lavoro: orari imposti, sistemi di penalizzazione, vincoli sulle consegne. Con la nuova presunzione, questi elementi pesano a favore di chi li porta in causa. Le aziende hanno meno di quattro mesi di tempo. Devono adeguare i contratti prima che il decreto diventi definitivo.
Secondo quanto riportato da InvestireOggi il 9 agosto 2026, lo schema di decreto è stato predisposto su proposta dei ministri Foti e Calderone.