Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha messo sul tavolo l’ipotesi di alzare il tetto del regime forfettario, oggi fermo a 85.000 euro, fino a 100.000 euro. Resta un’ipotesi politica, non ancora una misura scritta: il testo della manovra 2027 è appena all’inizio del suo percorso, e tutto dipende da quanti soldi ci sono e dai paletti fissati da Bruxelles.
L’obiettivo dichiarato è allargare la platea di chi può avere l’aliquota agevolata del 15% (5% nei primi anni per chi ha i requisiti): professionisti e lavoratori autonomi che oggi restano appena sopra la soglia attuale. Chi supera oggi gli 85.000 euro di ricavi lascia il regime agevolato e passa al sistema ordinario, con Iva, Irpef piena, addizionali locali e una contabilità decisamente più pesante.
Qui la strada si complica. Il governo non può muoversi da solo: la direttiva Ue 2020/285 fissa proprio a 85.000 euro il tetto massimo previsto per le piccole imprese nelle vendite sul mercato interno, e cambiare quella soglia richiede un negoziato con Bruxelles. Giorgetti ha definito il limite attuale “astruso e ingiustificato”, ma un giudizio del genere non basta a piegare una regola comunitaria con il calendario della prossima Legge di Bilancio già così compresso.
A guadagnarci, se la misura passasse, sarebbero soprattutto i professionisti e i piccoli imprenditori che oggi restano appena sotto il muro degli 85.000 euro: potrebbero continuare a crescere nei ricavi senza perdere il vantaggio fiscale che oggi li tiene nel regime forfettario. L’effetto reale però dipenderà dai requisiti definitivi e da eventuali paletti aggiunti in corsa.
Il dossier non è isolato. Il governo valuta anche una tassazione ridotta sugli stipendi dei neoassunti più giovani, condizionata a un impegno delle aziende a offrire retribuzioni più alte in busta paga. E si discute di estendere la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni anche a chi rientra nel sistema contributivo misto, senza che l’accesso diventi automatico.
Il calendario aiuta a capire i tempi. Il 22 settembre l’Istat diffonde i numeri su Pil, deficit pubblico e debito, che stabiliscono lo spazio di bilancio disponibile. Il disegno di legge dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri entro la metà di ottobre. Il testo passa poi alle Camere, dove il Parlamento dovrebbe dare il via libera definitivo entro dicembre.
Chi oggi fattura tra 85.000 e 100.000 euro farebbe bene a non dare per scontato l’aumento della soglia nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno. La misura resta condizionata al negoziato con l’Unione Europea, e prima di gennaio potrebbe ancora cambiare forma o sparire dal testo definitivo.
Lo riporta QuiFinanza il 9 settembre 2026, ricostruendo le aperture del ministro dell’Economia sulla manovra 2027.