Sui pensionati Quota 100 che lavorano la Cassazione ha cambiato orientamento. Dopo la sentenza n. 26864 l’Inps non può più chiedere indietro l’intero assegno di un anno. Può trattenere soltanto le somme che la persona ha incassato con l’attività svolta. Lo ha riportato QuiFinanza sabato 17 ottobre.
La decisione tocca chi è uscito dal lavoro con Quota 100 e ha poi arrotondato con qualche collaborazione. Resta in vigore la regola che vieta di sommare pensione anticipata e redditi da lavoro. Cambia la sanzione: la decurtazione deve seguire il compenso ricevuto e non il valore di tutta l’annualità.
Il caso arriva dalla Puglia. Un ex lavoratore aveva svolto nel 2020 alcune collaborazioni, con un compenso totale sotto i 5.000 euro. Per lui erano prestazioni di lavoro autonomo occasionale, l’unica attività ammessa sotto quella cifra a chi ha scelto Quota 100.
L’Inps ha letto i contratti in modo diverso. Li ha qualificati come co.co.co., cioè collaborazioni continuative, e ha chiesto la restituzione di tutti gli assegni dell’anno. Il Tribunale di Bari e la Corte d’Appello hanno dato ragione all’Istituto, nei primi due gradi di giudizio.
In Cassazione la partita si è spostata. I giudici hanno confermato che per le co.co.co. il cumulo non è lecito, quindi su questo punto l’Inps ha vinto. Hanno però ritenuto sproporzionato farsi restituire l’annualità intera a fronte di guadagni così contenuti. La trattenuta deve fermarsi alla cifra effettivamente guadagnata.
La causa torna ora davanti ai giudici pugliesi, che dovranno ricalcolare l’importo corretto. Nessuna cifra è stata indicata nel resoconto di QuiFinanza, e quindi non sappiamo quanto dovrà versare il pensionato coinvolto. Quel numero arriverà solo dal nuovo giudizio a Bari.
La sentenza non allarga le maglie, e il perimetro resta stretto. Chi ha Quota 100 e svolge un lavoro prima di maturare la pensione di vecchiaia deve restare nell’occasionale, entro il tetto di 5.000 euro l’anno. Superarlo, o inquadrare l’attività come collaborazione continuativa, riapre il rischio di una contestazione.
Cambia invece la misura del rischio. Prima un compenso piccolo poteva costare un anno intero di pensione. Ora, secondo l’orientamento della Cassazione, il conto si ferma a quanto si è guadagnato.
C’è anche un limite di lettura. Il testo di QuiFinanza non dice se l’Inps intenda adeguare le proprie richieste già in corso. Chi ha ricevuto una lettera di recupero dovrebbe quindi chiedere a un patronato o a un consulente se la nuova linea cambia il proprio calcolo.
Chi ha Quota 100 e ha in programma qualche incarico nei prossimi mesi dovrebbe controllare prima di firmare come verrà inquadrato il contratto e a quanto arriverà il compenso dell’anno.
Secondo QuiFinanza, articolo di Emanuela Colatosti pubblicato sabato 17 ottobre 2026.