La protesta degli autotrasportatori ha esteso i presidi a gran parte del Sud, e lunedì 19 ottobre la pressione sulle filiere si è fatta sentire soprattutto sui prodotti freschi. Secondo Il Sole 24 Ore, in Sicilia l’organismo che rappresenta parte dei trasportatori isolani si è detto pronto a far ripartire i carichi di frutta e verdura, mentre il fermo nei porti continua.

Da Altamura è partito un corteo di 35 motrici con circa cento autotrasportatori a bordo, diretto a Bari. A promuoverlo è il consorzio Acar, che vuole arrivare alla presidenza della Regione e farsi ricevere da Antonio Decaro. Le imprese citano il costo del gasolio, ma anche la difficoltà di ottenere liquidità e il calo dei margini. A Corato, sulla provinciale 231, agricoltori e trasportatori hanno allestito un secondo presidio che ferma i mezzi pesanti.

La Calabria vede una rete di presidi in crescita. Fedralog ha aperto un altro punto di protesta a Fuscaldo, sulla statale 18, nel Tirreno cosentino. Verso sud la corsia è stata occupata da decine di camion. Per alcuni minuti il traffico rallenta, poi i veicoli passano nei due sensi, e ai soccorsi è garantito il transito immediato, come riferito dall’ANSA. A Scalea il liceo Metastasio ha visto i suoi studenti restare fuori in segno di solidarietà, con il sostegno di alcuni docenti.

Nel potentino i Tir presidiano gli ingressi di Potenza Est e Potenza Ovest, più l’area industriale di Tito. Sulla Jonica, nel Metapontino, ci sono disagi ma nessun blocco. Un segnale di calma c’è: i distributori di carburante, in difficoltà nei giorni scorsi, sono tornati quasi alla normalità.

Il quadro più articolato è in Sicilia. Il Cts, sigla del comitato, ha dato disponibilità a far viaggiare l’ortofrutta su gomma, attraverso lo Stretto. L’obiettivo è liberare le celle frigorifere e salvare la merce già raccolta. Il comparto più esposto è l’uva Italia, in un momento decisivo della stagione commerciale. Il trasporto intermodale, invece, resta in attesa.

Salvatore Bella, che coordina il Comitato, ha chiarito i confini della protesta. A fermarsi sono i servizi portuali e i camion delle aziende aderenti, rimasti nei parcheggi. Il Comitato dice di non bloccare le strade e di non vietare la marcia alle imprese intenzionate a viaggiare. Il fermo prosegue finché non ci sarà l’incontro con Salvini, da cui gli autotrasportatori vogliono l’accoglimento delle proprie proposte.

Sul versante messinese, intanto, alcuni Tir sono fermi in autostrada dalla notte, alla barriera di Tremestieri, nella zona sud della città, con due caselli lasciati liberi tra entrata e uscita. Anche a San Gregorio, dove si imbocca la A18 Catania-Messina, i camion si fermano sulla carreggiata. Il Comitato precisa però che i mezzi bloccati in autostrada non appartengono a imprese che aderiscono al fermo da lui indetto.

Questa distinzione pesa. I presidi coinvolgono sigle e consorzi diversi, con richieste che vanno dal gasolio al credito. Il Sole 24 Ore non indica una data per l’incontro con Salvini.

Per chi lavora con merce fresca nel Mezzogiorno, il punto da seguire è la riapertura dei carichi di ortofrutta attraverso lo Stretto: finché il fermo nei porti non finisce, le consegne restano il rischio principale.

Secondo Il Sole 24 Ore, nell’articolo di Nino Amadore pubblicato lunedì 19 ottobre 2026.