Il differenziale che separa i titoli pubblici italiani dai Bund tedeschi è salito a 94 punti base nell’apertura di lunedì 28 settembre, un valore in flessione se confrontato con i picchi toccati la settimana precedente ma più alto rispetto a venerdì. A muoversi con forza è però il rendimento del decennale, arrivato al 4,55%.
Una soglia toccata solo due volte in dodici anni: nel 2023, con qualche picco isolato durato pochi giorni, e nel 2013, quando l’Italia usciva ancora dalla crisi finanziaria. Lo spread, al contrario, resta lontano da qualsiasi livello di allarme: a inizio anno viaggiava intorno a 60 punti, quindi l’aumento c’è, ma la distanza dai record storici è ancora ampia.
Il motivo di questo scollamento tra i due indicatori sta nel fatto che i titoli di Stato di tutta l’Eurozona stanno salendo insieme. Il Bund tedesco rende il 3,61%, il Bonos spagnolo il 4,10% con uno spread di 49 punti sul Bund, e l’Oat francese il 4,72%, con un differenziale di 111 punti che lo colloca sopra l’Italia. Dietro la spinta comune, secondo QuiFinanza, ci sono i timori dei mercati per un rincaro di petrolio e carburanti legato alla crisi in Medio Oriente, un effetto che al momento non ha ancora frenato la crescita europea ma che gli investitori temono possa farlo. Pesa anche la concorrenza dei Treasury americani, anch’essi ai massimi da anni.
Per il governo italiano il momento non è neutro. L’esecutivo sta impostando la Manovra che fisserà la spesa pubblica del 2027, e buona parte della discussione riguarderà quanto debito nuovo emettere. Matteo Salvini ha già domandato uno scostamento di bilancio, e le clausole di salvaguardia, anche quando concesse senza sforare il tetto del 3% sul deficit, restano comunque debito aggiuntivo che sfugge ai limiti fissati a livello europeo. Con rendimenti a questi livelli, ogni euro preso in prestito costa allo Stato più di quanto costasse un anno fa.
Il test più immediato arriva dalle aste. Venerdì 25 settembre i Bot hanno segnato rendimenti che sfioravano il 3%, senza però raggiungerlo, mentre il giovedì precedente i titoli brevi noti come Btp Short Term erano già arrivati al 3,64%: due scadenze diverse dal decennale, e quindi due numeri che non vanno confusi con il 4,55% del titolo a dieci anni. Oggi, martedì 29 settembre, il Tesoro colloca tre strumenti: un quinquennale con cedola del 3,95%, un decennale la cui cedola è fissata al 4% e un CctEu decennale con tasso annualizzato al 3,237%. Chi legge questo articolo lo fa prima che l’esito dell’asta sia noto, e il risultato definitivo arriverà solo a collocamento concluso.
Chi ha risparmi investiti in titoli di Stato o valuta di sottoscriverne di nuovi dovrebbe guardare proprio l’esito di questa asta nelle prossime ore: un rendimento in linea con le cedole indicate confermerebbe che il mercato chiede ancora un premio alto per finanziare il debito italiano, con riflessi diretti sul costo dei prossimi collocamenti e, a cascata, sulla Manovra che il governo deve ancora scrivere.
Dati ed elementi di contesto riportati da QuiFinanza in un articolo di Matteo Runchi pubblicato lunedì 28 settembre 2026.