Il mercato dell’oro digitale vale oggi dai 45 ai 55 miliardi di dollari. Lo stima uno studio del World Gold Council e di Boston Consulting Group, diffuso il 19 ottobre, che nello scenario base prevede 160-170 miliardi entro il 2031. Money.it ha ripreso i dati e li ha accompagnati con le domande da farsi prima di comprare.

Un esempio rende l’idea. A fine ottobre un grammo d’oro costava intorno a 114 euro, quindi 10 euro spesi in un’app non arrivano nemmeno a un decimo di grammo: sullo schermo compaiono 0,087. Sono poche briciole di metallo, e dal totale vanno ancora tolti costi e ricarico del venditore.

L’oro digitale non finisce in tasca. Chi lo compra riceve una quota di un lingotto reale, conservato in un caveau, con un diritto registrato nell’app oppure emesso come token, una specie di certificato elettronico. Il valore segue il prezzo del metallo. Da un’offerta all’altra cambiano due cose: chi custodisce l’oro e cosa il cliente può pretendere in restituzione.

Lo studio separa due segmenti. Il primo è l’oro custodito, registrato da chi gestisce l’app. Il secondo è quello tokenizzato: sfiora i 6 miliardi di dollari e dalla fine del 2024 ha moltiplicato per cinque il proprio valore.

Per possedere oro ci sono tre strade, e nessuna è adatta a chiunque:

  • Lingotto o moneta: lo tieni in mano, però all’acquisto c’è un sovrapprezzo e la custodia è un tuo problema.
  • ETC su oro fisico: lo negozi in Borsa dal conto titoli, come qualunque altro strumento quotato.
  • Oro digitale: acquisti a pezzettini, a ogni ora, direttamente dall’app.

Cinque domande aiutano a capire cosa si sta comprando. La prima riguarda la posizione del metallo e il suo controllore: senza risposta, quello che paghi è una promessa, non una proprietà. La seconda riguarda il fallimento della società dietro l’app. Se l’oro è tenuto separato dal patrimonio dell’emittente, il cliente è più protetto; altrimenti no. Per lo studio la fiducia pesa più di ogni altro fattore, e a farla salire servirebbero prove trasparenti sulle riserve e norme più nitide.

La terza domanda è sul ritiro fisico: in quale luogo, da quanti grammi in su e a che prezzo. Acquistare appena un decimo di grammo e riuscire a ritirarlo sono due cose diverse. La quarta è il conto complessivo. Prezzo, scarto tra acquisto e vendita, custodia e commissioni si sommano, e con importi ridotti una spesa fissa incide in proporzione molto di più.

La quinta è il rendimento. Un lingotto che dorme in un caveau non genera cedole. Se l’app promette un interesse, qualcuno deve impiegare quel metallo, per esempio prendendolo a prestito, e sorge il rischio che la controparte non restituisca, rischio che l’oro semplice non porta con sé.

C’è poi la vigilanza. L’8 novembre 2025 la SEBI, l’autorità indiana sui mercati, ha messo in guardia dai prodotti di oro digitale offerti online: restano fuori dal suo perimetro, senza le garanzie previste per i mercati dei capitali, e comportano il rischio che la controparte non regga, più quelli operativi. Il caso è indiano, ma l’interrogativo riguarda tutti: chi vigila su chi?

Servono cautele sui dati di diffusione. Conosce l’oro digitale la metà dei 25-34enni, contro il 23% degli over 55, e per il 52% dei possessori il primo acquisto digitale è stato anche il primo acquisto di oro in assoluto. Sono risposte a un sondaggio, e lo studio porta la firma del World Gold Council, ente che promuove l’oro come investimento.

Quando il tasto per comprare oro apparirà nell’app della tua banca, leggi nel contratto chi custodisce il metallo, quali costi si sommano e se è previsto il ritiro fisico.

Secondo Money.it, che il 2 novembre 2026 ha ripreso lo studio del World Gold Council e di Boston Consulting Group diffuso il 19 ottobre 2026.