Il governo ha fissato al 5% la soglia di scarto tollerata tra i pagamenti con carta e gli scontrini emessi dai commercianti, dentro il decreto approvato dall’esecutivo il 4 agosto. Sotto quella soglia, un errore di rendicontazione non fa più scattare né la multa né il rischio di chiusura temporanea del negozio. Fra gli strumenti pensati per stanare l’evasione, questo è tra i più contestati degli ultimi mesi.

Da gennaio 2026 ogni esercizio commerciale deve collegare il proprio Pos al registratore di cassa sul portale dell’Agenzia delle Entrate. L’abbinamento permette al fisco di incrociare in automatico ogni pagamento con carta e il relativo scontrino, individuando le discrepanze senza bisogno di un controllo fisico in negozio. Nei primi sei mesi di applicazione il meccanismo ha portato alla luce ricavi per 9,1 miliardi di euro che gli esercenti non avevano mai dichiarato.

Secondo quanto riportato da QuiFinanza, il dato arriva dal governo stesso, non da una verifica indipendente. Non è chiaro quanta parte di quella cifra derivi da nuove dichiarazioni spontanee dei commercianti e quanta invece dai controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate, una distinzione che cambierebbe la lettura del risultato.

Il sistema è severo quanto efficace. Fino a oggi uno scostamento tra l’incasso elettronico e il totale degli scontrini faceva scattare una sanzione da 100 euro, con un tetto di 1.000 euro ogni tre mesi. Se l’anomalia si ripeteva quattro volte in un quinquennio, l’esercente rischiava lo stop temporaneo della licenza: una conseguenza che molti commercianti giudicavano sproporzionata rispetto a un semplice errore di cassa.

La soglia del 5% serve a coprire gli errori che non hanno nulla a che fare con l’evasione. Un picco di ordini concentrato in poche ore, oppure un conto diviso tra più clienti con metodi di pagamento diversi, può generare piccoli scostamenti tra quanto incassato e quanto scontrinato senza che il commerciante nasconda ricavi.

La tutela vale su entrambi i fronti. Sotto il 5% di scarto, l’esercente non paga la multa trimestrale e l’episodio non entra nel conteggio delle violazioni che porterebbero alla chiusura temporanea dell’attività. Il doppio scudo, come lo chiama il governo, copre quindi sia la sanzione economica sia quella più pesante sulla licenza. Il vantaggio riguarda soprattutto i piccoli esercizi.

La sottosegretaria all’Economia Sandra Savino ha difeso la scelta, spiegando che l’obiettivo è proteggere soprattutto le piccole attività, evitando che un unico errore porti automaticamente a una sanzione. Il criterio, ha aggiunto, rende il meccanismo più equilibrato per chi lo applica ogni giorno.

Per chi gestisce un negozio o un bar, la soglia va letta come un margine di sicurezza, non come una scusa per arrotondare gli incassi. Chi supera il 5% resta esposto alle stesse sanzioni di prima: un motivo in più per controllare cassa e scontrini a fine giornata.

Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia il 9 agosto 2026, la misura fa parte del decreto approvato dal governo il 4 agosto.