Sette porti tra Marche e Abruzzo si dividono, tra il 2027 e il 2029, una dotazione di 309 milioni di euro scarsi. Lo prevede il piano presentato da Mirco Carloni, presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico centrale, a quattro mesi dal suo insediamento. Secondo Il Sole 24 Ore, l’idea è smettere di trattare questi scali come semplici luoghi di passaggio e dare a ciascuno una specializzazione.

Il denaro è dell’ente stesso e si somma ai 106 milioni del Fondo Infrastrutture Portuali, che il ministero delle Infrastrutture ha recuperato a fine 2025. Carloni parla di un piano scritto con «rigorosa prudenza», pensato per tenere in equilibrio i conti. Per questi porti comincia la fase successiva al Pnrr.

Il perno del progetto è la terminalizzazione delle banchine. Una banchina oggi aperta e pubblica diventa un terminal dedicato a un solo operatore o a una sola attività. L’ente incassa così nuove entrate, mentre chi investe ottiene una logistica più efficiente. Il piano operativo triennale conta altri 612,8 milioni, ma con tempi che partono dal 2029.

Alle Marche vanno 217,9 milioni, e la fetta più grossa tocca ad Ancona. Il bando per rafforzare le infrastrutture a servizio di Fincantieri, da 34,4 milioni, esce a dicembre 2027. L’azienda ha già messo in campo altri 40 milioni per ammodernare il proprio stabilimento nel porto, nel quadro dell’accordo con l’Autorità che le affida l’area fino al 2064.

Altre opere anconetane hanno tempi diversi:

  • la diga di sottoflutto vale 73 milioni nel suo secondo stralcio, e il disegno tecnico deve partire entro dicembre 2026;
  • il Molo Clementino ha 30 milioni di lavori in agenda nel 2028, ma oggi aspetta il via libera ambientale (la VAS);
  • riaprire la stazione marittima costerebbe circa 30 milioni, con un progetto di Rfi già in mano a comune e Regione.

Poi c’è l’opera più ambiziosa. La Penisola nel porto commerciale richiederebbe almeno 300 milioni. Accoglierebbe i traghetti con i camion e quelli per i passeggeri, allontanandoli dal porto storico, come chiedono in molti. Sul progetto converge pure l’amministrazione cittadina, che per ora resta un’aspirazione.

In Abruzzo la spesa dei tre anni arriva a 90,9 milioni, con priorità a Ortona. Nessun altro porto abruzzese ha le sue dimensioni, e Ortona fa parte della rete europea Ten-T. Nel 2027 sono previsti 8 milioni per un nuovo centro servizi, contro i 4,5 destinati al Molo Martello, che serve le crociere. Con quei fondi parte anche la progettazione dell’elettrificazione. Rfi, intanto, sta studiando il collegamento ferroviario con il porto.

Un dettaglio frena l’entusiasmo: i numeri più pesanti sono lontani. La gara per Fincantieri è fissata a fine 2027 e i 612,8 milioni aggiuntivi decollano dal 2029. Per le imprese che lavorano con questi scali, le date da seguire sono la progettazione della diga, attesa entro dicembre 2026, e l’esito della Valutazione Ambientale Strategica sul Molo Clementino.

Articolo di Michele Romano pubblicato da Il Sole 24 Ore giovedì 29 ottobre 2026.