Trenta miliardi di euro: tanto varrebbe la proposta arrivata a Delfin, holding con sede in Lussemburgo che fa capo agli eredi Del Vecchio. La notizia è un’indiscrezione, anticipata dal giornale Domani e rilanciata dall’ANSA. Delfin non ha né confermato né smentito.
A ricevere la proposta, stando a Domani, sarebbe stato Romolo Bardin, amministratore delegato della holding. La mossa sarebbe di Michal Strnad, indicato come ceco, finanziere e fabbricante di armi. L’offerta riguarderebbe l’intero capitale della società, non una quota. Tutto questo arriva da un’unica ricostruzione giornalistica, senza riscontri ufficiali.
Alla richiesta di ANSA, la holding ha risposto con un “no comment”. Nessuna delle due parti ha quindi messo il proprio nome sui contenuti. Per ora mancano la data esatta della proposta (si parla solo dei giorni scorsi), le condizioni di pagamento e la risposta degli azionisti.
Il prezzo avrebbe una logica precisa. Secondo Domani, la cifra sarebbe stata ricavata partendo dal Nav di Delfin con un ribasso del 30%. Il Nav, net asset value, è la somma degli attivi meno le passività, cioè quanto valgono le attività possedute una volta tolti i debiti. Per una holding, società che custodisce quote e altri asset finanziari, è il punto di partenza abituale per dare un prezzo.
Lo sconto del 30% ha una spiegazione. Domani lo definisce un meccanismo usuale per questo tipo di società. Chi compra una cassaforte con molte partecipazioni può pretendere un prezzo inferiore a quello teorico di ogni singolo asset, perché pesano la governance, i costi di struttura e la difficoltà di vendere o valorizzare le quote. Il Nav, insomma, indica quanto valgono le partecipazioni sulla carta; lo sconto indica quanto un compratore è disposto a riconoscere per prenderle tutte insieme.
Il nodo più delicato è la decisione. Secondo quanto riportato, per accettare la proposta servirebbe il sì di tutti e otto i soci. La stessa ricostruzione aggiunge che su tutto i soci sarebbero in disaccordo. Con questa premessa, un percorso verso una risposta rischia di essere lungo e complicato, anche se l’offerta fosse formalizzata.
Qui sta anche il limite dell’indiscrezione. Non sappiamo se Strnad abbia presentato un documento vincolante o un semplice interesse, né se l’offerta sia stata discussa tra i soci. Il perimetro dell’operazione, intero capitale con prezzo legato al Nav, spiega perché il tema attiri attenzione, ma non la rende un fatto acquisito.
Per chi segue il dossier, i segnali da cercare sono tre: un comunicato di Delfin, una presa di posizione degli otto soci, un eventuale deposito formale della proposta. Finché non arriva uno di questi passaggi, l’offerta da 30 miliardi va letta come un’ipotesi riportata da Domani, non come una trattativa aperta.
Indiscrezione anticipata da Domani e raccolta da Soldionline sulla base di un lancio ANSA, pubblicata il 29 ottobre 2026.