Porada, azienda di arredo nata a Como nel 1968, ha ottenuto la certificazione BIS, il marchio del Bureau of India Standards. Da febbraio serve a tutte le imprese del settore che vogliono esportare e vendere in India i prodotti soggetti alla norma. Porada è tra le prime italiane a completare l’iter, riporta Il Sole 24 Ore nell’edizione di mercoledì 21 ottobre.
Il percorso non è stato semplice. Mauro Nastri, export manager dell’azienda, lo descrive come lungo e costoso, e il conto non si ferma alla tariffa della certificazione. Pesano anche i costi nascosti: la preparazione dei documenti ha assorbito risorse, personale compreso.
Gli ispettori indiani hanno controllato tutto con scrupolo. Porada ha dovuto spedire in India ogni prodotto da verificare, e le analisi hanno riguardato pure i componenti, dalle viti ai perni di legno usati per montare i mobili. Ne segue che la certificazione tocca l’intera filiera, non solo il marchio che firma il mobile.
Qui l’azienda ha avuto un vantaggio. I suoi fornitori erano già in regola, e Nastri osserva che in caso contrario le attese sarebbero cresciute ancora. Per un’impresa con una catena di subfornitura meno ordinata, l’ostacolo sarebbe stato ben più alto.
Sulla decisione di partire non c’è stata invece esitazione. Dal 2010 Porada è sul mercato indiano e lavora attraverso alcuni dealer locali. Nastri spiega che l’azienda voleva operare in regola e che lo doveva ai clienti del posto. Con il permesso in tasca, la società punta a rafforzarsi su un mercato che considera strategico e ricco di potenziale per l’arredo, proprio mentre diversi Paesi importatori si chiudono o rallentano.
L’amministratore delegato Tiziano Allievi, che guida l’impresa insieme alla seconda generazione della famiglia fondatrice, parla di un risultato di peso e di una ripartenza. Il risultato, dice, conferma la voglia di crescere all’estero con investimenti concreti, tenendo al centro la qualità produttiva. Allievi presenta Porada come capofila italiana del settore nell’ottenere la BIS. Il Sole 24 Ore, però, scrive soltanto che è tra le prime, e il primato resta una dichiarazione dell’azienda.
C’è poi un interesse che va oltre un singolo marchio. Nastri si augura che presto seguano molte altre aziende italiane, perché a suo dire una platea più ampia contribuisce a costruire il mercato e rende più competitivo il design italiano. È un ragionamento di sistema: chi arriva per primo si accolla le spese e il tempo, chi segue trova una strada già battuta e fornitori abituati alle verifiche.
Il quadro, però, ha dei limiti. Né Porada né il quotidiano indicano quanto sia costato il processo, quanti mesi siano serviti o quale quota del fatturato arrivi dall’India. Senza questi numeri, il peso commerciale dell’operazione non si misura ancora.
Per le altre imprese del mobile che guardano all’India, il punto da fissare ora è la filiera: prima di avviare la richiesta conviene verificare quali fornitori di componenti hanno già la certificazione, perché è lì che si decidono i tempi.
Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Giovanna Mancini pubblicato mercoledì 21 ottobre 2026.