Poggipolini, azienda bolognese con sede a San Lazzaro di Savena, specializzata in elementi di fissaggio per l’aerospazio e la difesa, ha chiuso l’acquisizione di Saturn Fasteners, l’azienda con base a Burbank, in California. È la seconda operazione del gruppo bolognese sul mercato statunitense dopo Houston Precision Fasteners, comprata nel 2024.
Il mercato americano pesa l’80% della domanda mondiale nel settore aerospaziale, secondo quanto dichiarato dal ceo Michele Poggipolini a Il Sole 24 Ore. Avere più peso vicino a Los Angeles, uno dei distretti aerospaziali più rilevanti al pianeta, significa avvicinarsi al cuore della domanda e non solo aggiungere un impianto al portafoglio.
L’operazione è stata annunciata il 17 luglio e chiusa formalmente lunedì scorso, con circa due mesi tra i due annunci. Si distingue per la natura industriale della mossa: Poggipolini ha scelto di investire direttamente per potenziare gli impianti di uno storico marchio americano, invece di rivolgersi a un fondo, una scelta che il ceo definisce ormai rara in un comparto dove i fondi guidano la maggior parte delle operazioni, per reggere una domanda del comparto che continua a crescere.
Quindici anni fa il fatturato del gruppo era fermo a 4 milioni di euro, con il 90% del business legato alla Formula 1. Il passaggio all’aeronautica è iniziato dopo un periodo difficile, quando Poggipolini ha scelto di trasferire le competenze accumulate nei motori sportivi verso un settore che pretende certificazioni severe e una scala produttiva minima per poter competere.
La svolta ha preso forma con una sequenza di acquisizioni: Aviomec a Mornago nel 2022, che ha aperto le porte della fornitura a Leonardo Elicotteri, poi Houston Precision Fasteners nel 2024 e, nello stesso anno, la maggioranza di Aero Fasteners, la società indiana di Rothak. Il gruppo prevede di arrivare a fine 2026 con ricavi vicini a 80 milioni di euro, un salto enorme rispetto ai numeri di quindici anni fa.
Oggi il 75% del fatturato arriva dall’estero e solo un quarto dall’Italia, ma il polo bolognese resta il centro dello sviluppo tecnico del gruppo. La crescita futura seguirà due strade parallele: quella organica dell’impianto emiliano, e quella per acquisizioni, che punterà sui mercati di Europa e Nord America.
Nessuna delle due aziende ha reso pubblici i valori economici dell’operazione, un dettaglio che rende difficile stimare l’impatto sui conti del gruppo nel breve periodo. Per chi segue il comparto della difesa e dell’aerospazio, il prossimo indicatore utile arriva con il bilancio 2026: dirà se le acquisizioni recenti hanno già iniziato a tradursi in margini più ampi o restano, per ora, solo capacità produttiva aggiuntiva.
Notizia riportata da Il Sole 24 Ore il 9 settembre 2026, a firma di Giovanna Mancini.