Questa settimana non porta nessuna riunione della Banca Centrale Europea né della Federal Reserve. Restano quindi solo i dati a muovere azioni, titoli di Stato e valute. Il calendario però è pieno: PMI industriali e dei servizi, vendite al dettaglio, ordini alle fabbriche e il report sul mercato del lavoro USA di venerdì. Con gli scambi estivi più sottili del solito, ogni sorpresa in questi numeri può muovere indici e spread più del normale.

Si parte lunedì con la versione finale di luglio dei PMI manifatturieri. Escono per Eurozona, Italia e Germania in Europa, più il dato S&P Global e l’ISM Manufacturing negli Stati Uniti. A completare il quadro c’è la spesa edilizia americana di giugno. Non sono semplici conferme delle stime flash già circolate: dicono piuttosto se l’industria del continente si sta davvero lasciando alle spalle gli ostacoli energetici e logistici che la frenano da mesi, o se continua ad arrancare. Un risultato sopra le attese a Milano e Francoforte sosterrebbe i titoli ciclici. Una delusione, al contrario, alimenterebbe i dubbi sulla capacità dell’Europa di crescere da sola.

Martedì tocca ai consumi. Le vendite al dettaglio italiane, riferite al mese di giugno, diranno quanto reggono ancora le famiglie con l’inflazione sopra i livelli pre-pandemia. Negli Stati Uniti arriva invece il dato sul deficit commerciale dello stesso mese. Se più ampio delle stime, può pesare sul dollaro.

Mercoledì concentra il maggior numero di uscite della settimana. Arrivano i PMI dei servizi e i composite per Eurozona e Italia nella versione finale, poi il dato di luglio sull’ADP Employment Change. Più di ogni altro numero pesa però l’ISM Services degli Stati Uniti: il termometro che Wall Street guarda di più per capire prezzi e occupazione nel settore terziario. Il settore dei servizi pesa infatti per la maggioranza del PIL europeo, e da qui arriva il segnale più affidabile su quanto la ripresa regga davvero.

Giovedì l’attenzione torna sull’Italia con il numero di giugno sulla produzione industriale. L’Eurozona pubblica nello stesso giorno le vendite al dettaglio, la Germania gli ordini all’industria. Sono numeri che misurano quanto le imprese europee stiano davvero investendo, non solo dichiarando fiducia nei sondaggi.

Il dato più atteso arriva venerdì. Il Bureau of Labor Statistics, l’ufficio statistico del governo americano sul mercato del lavoro, diffonde il conteggio dei nuovi posti creati a luglio: è il dato che i mercati chiamano Non-Farm Payrolls. Il rapporto include anche la crescita dei salari orari, oltre al tasso di disoccupazione. Un numero robusto ridurrebbe le probabilità di un taglio dei tassi Fed a settembre. I rendimenti dei titoli di Stato americani salirebbero insieme al dollaro. Un dato debole produrrebbe l’effetto opposto, a vantaggio di azionario growth e mercati emergenti.

Secondo Money.it, l’assenza di decisioni monetarie in agenda rende questi indicatori il test più concreto per le aspettative sui tassi da qui a fine anno.

Chi ha in portafoglio fondi o ETF legati ai tassi statunitensi farà bene a segnare venerdì in agenda. Un’occupazione sopra le attese complica un taglio Fed a settembre. Un dato sotto le stime lo rende invece più probabile già dalla prossima riunione.

Dati e calendario riportati da Money.it il 2 agosto 2026, alla vigilia della settimana di mercato analizzata.