Il Quadro RT è la sezione del modello Redditi PF dedicata alle plusvalenze finanziarie: chi ha guadagnato o perso soldi vendendo azioni, obbligazioni, fondi o criptovalute la deve compilare per dichiarare il risultato al Fisco, nei casi in cui l’intermediario non abbia già trattenuto l’imposta in automatico. Money.it ha pubblicato una guida aggiornata alle regole 2026 per orientarsi tra le sette sezioni del modulo.
Chi presenta il modello 730 invece non tocca più questo quadro. Da qualche anno i profitti da investimenti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati passano dal Quadro T, mentre il possesso di criptovalute in un wallet o su un exchange va segnalato nel Quadro W, anche senza vendite nell’anno.
Il modulo divide i guadagni in base allo strumento e all’aliquota applicabile: una sezione per le plusvalenze più vecchie tassate al 20%, una per la maggior parte degli strumenti moderni (azioni non qualificate, obbligazioni, derivati) tassata al 26%, e sezioni separate per le partecipazioni qualificate e per chi ha investito in Paesi a fiscalità privilegiata. Le minusvalenze non compensate negli anni precedenti restano registrate in un rigo dedicato, pronte a essere scontate dalle plusvalenze future.
La prima trappola riguarda le criptovalute. Dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze cripto è salita al 33%, ma quella variazione non tocca chi sta dichiarando ora i guadagni del 2025. Per questo giro di dichiarazioni resta valida l’aliquota precedente, e la nuova percentuale entrerà in vigore solo per i redditi maturati nel 2026. Confondere l’anno dell’operazione con l’anno della dichiarazione porta a versare l’imposta sbagliata.
La seconda trappola è la soglia di esenzione: sotto i 2.000 euro di guadagno complessivo nell’anno, il possesso e le vendite di criptovalute non generano tassazione. Vale la pena sommare tutte le operazioni prima di compilare qualunque rigo, perché la soglia si calcola sul totale annuo, non operazione per operazione.
La terza riguarda le minusvalenze: chi ha solo perdite non è obbligato a indicarle, ma chi salta questo passaggio rinuncia alla possibilità di scontarle dalle plusvalenze future. È un vantaggio che si costruisce solo dichiarandole per tempo, anche quando non c’è imposta da versare quell’anno.
Compilare da soli il Quadro RT richiede attenzione anche al versamento: il codice tributo da usare nel modello F24 per le plusvalenze ordinarie non coincide con quello dedicato alle cripto attività, e un errore di codice o di sezione si traduce in un conguaglio da correggere in seguito. Chi opera su più intermediari, alcuni dei quali non trattengono l’imposta in automatico, farebbe bene a farsi affiancare da un commercialista o a controllare riga per riga la dichiarazione precompilata prima di inviarla.
Chi ha venduto criptovalute nel 2025 e sta per preparare la dichiarazione dovrebbe verificare fin da ora quale aliquota si applica al proprio caso, invece di affidarsi a un calcolo automatico che potrebbe usare per errore la percentuale più recente.
Guida alla compilazione pubblicata da Money.it il 20 agosto 2026, a firma di Patrizia Del Pidio.