Plures, la multiutility italiana attiva nei settori ambiente, ciclo idrico ed energia, ha siglato due protocolli con le sigle Fiadel, Cgil, Cisl e Uil per fissare regole comuni su appalti e riorganizzazione interna, in vista della nascita di tre nuove business unit dedicate proprio a quei tre ambiti. Lo riporta Adnkronos, che ha raccolto anche il commento diffuso dall’azienda sui due accordi.

L’intesa arriva mentre il gruppo attraversa un riassetto societario più ampio: i due protocolli non ne definiscono il perimetro industriale, ma fissano le regole del lavoro che dovranno accompagnarlo.

Il primo accordo riguarda gli appalti. Fissa i criteri con cui l’azienda sceglierà i propri fornitori, chiedendo che nella filiera venga applicato il contratto collettivo nazionale di categoria e introducendo paletti contro il dumping salariale. Il testo restringe l’uso del subappalto, vieta che un subappalto ne generi un altro a catena, e rafforza le clausole che tutelano l’occupazione quando un fornitore cambia in corso d’opera. Punta inoltre a riportare dentro il gruppo alcune attività oggi affidate all’esterno, per trattenere competenze che oggi restano fuori dall’azienda.

Il protocollo prevede anche un maggiore coinvolgimento di chi rappresenta i lavoratori sui temi di sicurezza, insieme a più formazione e controlli lungo la catena degli affidamenti. È un punto che riguarda in particolare le piccole imprese subappaltatrici, dove storicamente i controlli sulla sicurezza sono più deboli rispetto alla capogruppo.

Il secondo protocollo accompagna invece la nuova organizzazione interna, divisa per la prima volta in tre unità autonome: una per l’ambiente, una per il ciclo idrico e una per l’energia. Per chi verrà spostato tra le nuove strutture, l’intesa promette la tenuta dei posti di lavoro, dell’anzianità già maturata e dei contratti in essere, inclusa la contrattazione di secondo livello. Nasce anche un tavolo fisso di confronto tra azienda e sindacati, da consultare prima delle decisioni organizzative più rilevanti.

Da Plures fanno sapere che i due protocolli servono a tenere insieme sviluppo industriale, sicurezza sul lavoro e dialogo con i sindacati durante una fase di cambiamento. È una posizione dell’azienda, non un dato verificato da terzi: i testi indicano principi e procedure, ma non quantificano quante persone saranno coinvolte nel passaggio alle nuove unità, né fissano una scadenza per completarlo.

Per i sindacati firmatari l’accordo vale soprattutto come precedente: il tavolo permanente istituito con il secondo protocollo sarà il luogo dove si misurerà, caso per caso, se le garanzie scritte oggi reggono quando la riorganizzazione diventerà operativa. Anche il capitolo sul recupero delle attività esternalizzate resta aperto: senza una quota minima o un calendario, resta un obiettivo dichiarato più che un impegno verificabile.

Chi lavora per un’impresa che ha in appalto servizi da Plures dovrebbe controllare, nei prossimi mesi, se il proprio contratto collettivo coincide con quello richiesto dal nuovo protocollo: è il primo segnale che indicherà se il cambio di regole porta anche un adeguamento della busta paga.

Secondo quanto riportato da Adnkronos il 30 luglio 2026, i due accordi sono stati sottoscritti da Plures insieme a Fiadel, Cgil, Cisl e Uil.