Il Dipartimento del Commercio statunitense ha reso noto il dato aggiornato sul prodotto interno lordo per il secondo trimestre del 2026: la crescita è stata dell’1,5% su base trimestrale, in linea con la stima diffusa nelle settimane scorse. Il numero conferma le attese, ma segna un rallentamento netto rispetto al +2,1% dei primi tre mesi dell’anno.

A trainare l’economia sono i consumi. La spesa reale delle famiglie americane è salita del 3,4%, oltre l’attesa fissata al 3,2% e ben sopra lo 0,5% del trimestre precedente. Per un Paese che si regge in gran parte sugli acquisti interni, è il segnale che le famiglie continuano a spendere nonostante i prezzi più alti.

Sul fronte dei prezzi il quadro pesa di più. L’indice PCE, il termometro dell’inflazione che la Federal Reserve guarda con più attenzione, è salito del 5,3%, sopra il 5,1% indicato dalle stime iniziali. Il PCE core, che esclude energia e alimentari freschi per misurare la pressione di fondo, è arrivato al 3,6%, anch’esso oltre sia la lettura precedente sia le previsioni degli economisti.

Wall Street Italia, che ha riportato i numeri nella rassegna di mercoledì 26 agosto, li presenta come la fotografia più recente di un’economia che continua a crescere ma perde slancio.

La combinazione di crescita più debole e prezzi più alti del previsto complica il calcolo della banca centrale americana. Un Pil che rallenta spingerebbe verso un taglio dei tassi. Un’inflazione core sopra le attese lavora nella direzione opposta. Il comunicato del Dipartimento del Commercio non scioglie il nodo: dice solo quanto l’economia è cresciuta, non quale dei due segnali la Fed farà prevalere a settembre.

Va detto che i due numeri non pesano allo stesso modo su tutte le famiglie. Chi ha un reddito da lavoro dipendente vede l’aumento dei consumi come una buona notizia sui salari reali. Chi ha un mutuo o un prestito al consumo guarda invece al PCE core, perché è quel dato a decidere se i tassi resteranno alti più a lungo del previsto.

Non è la prima volta che il quadro si presenta in questo modo. Nel trimestre precedente la crescita era stata più solida ma l’inflazione più contenuta: la lettura di oggi ribalta l’equilibrio, e non è affatto scontato che la Fed reagisca con la stessa cautela mostrata allora.

Per chi investe su titoli di Stato americani o su fondi legati ai tassi Usa, il numero da tenere d’occhio in vista della riunione della Fed di settembre è proprio il PCE core: al 3,6% resta sopra sia la lettura precedente sia le stime degli economisti, ed è quel divario a pesare di più sulla prossima decisione sui tassi.

Dati riportati da Wall Street Italia nell’edizione di mercoledì 26 agosto 2026, sulla base delle cifre diffuse dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.