Nel 2026 la capitalizzazione delle società quotate a Piazza Affari ha raggiunto quota 906,5 miliardi, il livello più alto mai registrato dalla Borsa italiana. Dodici mesi prima il totale si fermava a 762,5 miliardi: un balzo di 144 miliardi, il 18,9% in più in appena un anno. Lo dice uno studio firmato dal Centro Studi Unimpresa, legato alla confederazione di piccole e medie imprese Unimpresa, costruito rielaborando i dati sull’azionariato diffusi dalla Banca d’Italia. A darne conto ieri è stato Borse.it.

A spingere il rialzo sono soprattutto i capitali stranieri. Gli investitori esteri possiedono oggi partecipazioni per 462,8 miliardi, cioè il 51,05% del capitale del listino milanese, e restano per il secondo anno di fila il primo azionista di Piazza Affari. Nei dodici mesi appena chiusi la loro quota in valore è cresciuta di altri 73 miliardi, mentre il peso percentuale sul totale è rimasto quasi invariato. Il dato conferma quanto il mercato italiano sia diventato una destinazione stabile per i capitali internazionali, non un episodio isolato legato a un singolo trimestre.

La crescita però non arriva solo da fuori confine. Tra i soggetti italiani, le imprese sono quelle che hanno spinto di più: le partecipazioni sono salite di oltre il 23%, il rialzo più forte tra gli operatori privati. Anche le banche hanno aumentato la propria presenza in Borsa.

Le famiglie hanno investito 13 miliardi in più rispetto all’anno precedente, mentre Stato e Banca d’Italia segnano uno dei rialzi percentuali più alti tra tutte le categorie. Assicurazioni e fondi pensione crescono a loro volta. Gli enti previdenziali restano l’unica voce in lieve calo.

Se si guarda al totale delle società per azioni italiane, le Spa, quotate o no, il quadro resta altrettanto solido. Il loro patrimonio tocca quota 4.177,4 miliardi, la prima volta sopra i 4.100 miliardi, con 352 miliardi in più rispetto al 2025 (+9%). Dal 2022 le sole quotate sono salite da 506,8 a 906,5 miliardi, quasi 400 miliardi in più, il 78,8% di crescita. Nello stesso arco di tempo il valore di tutte le Spa messe insieme è salito sopra i 4.177 miliardi, partendo da un livello vicino ai 2.802 miliardi: un aumento del 49,1%. Sono numeri che raccontano un mercato tornato a crescere con continuità dopo le difficoltà del 2022.

Guardando all’intero universo delle società per azioni, però, il primo azionista non è straniero: sono le famiglie italiane, con partecipazioni vicine a 1.895 miliardi, una quota superiore al 45% del totale. Gli investitori esteri, in questo perimetro più ampio che include anche le aziende non quotate, scendono al secondo posto con 886 miliardi, poco sopra il 21% del totale. La differenza tra le due fotografie spiega bene la struttura del capitalismo italiano: gli stranieri dominano il listino di Piazza Affari, le famiglie restano il pilastro dell’intero sistema produttivo.

Per chi ha in portafoglio fondi o ETF legati a Piazza Affari, il dato più utile da seguire nei prossimi mesi non è la capitalizzazione in sé, ma il ritmo degli afflussi esteri. Se rallenta, il listino perde il motore principale della crescita del 2026. Il prossimo aggiornamento della Banca d’Italia sull’azionariato dirà se il primato degli investitori stranieri si è consolidato, o se le famiglie italiane hanno recuperato terreno anche a Piazza Affari.

Dati ripresi da Borse.it, che il 4 agosto 2026 ha pubblicato l’analisi del Centro Studi Unimpresa basata sui numeri della Banca d’Italia sull’azionariato delle società italiane.