Martedì 6 ottobre la Borsa di Milano ha chiuso con un rialzo dello 0,65% per il Ftse Mib, in una seduta di ottimismo prudente per tutta l’Europa. A tirare il listino è stato il calo dei tassi sui titoli di Stato dell’Eurozona, che la settimana scorsa avevano toccato livelli senza precedenti da decenni. Lo scrive Borse.it.
Il fiato è tornato anche grazie al petrolio, sceso di prezzo e quindi meno pesante per i costi energetici. I timori su inflazione e conti pubblici che avevano spinto i rendimenti verso l’alto non sono scomparsi: il mercato ha solo preso una pausa.
L’euro, intanto, resta vicino al livello più basso da 17 mesi. Pesano le tensioni politiche nel continente, dopo che Pedro Sánchez, premier spagnolo, ha convocato elezioni anticipate. Chi ha spese in dollari, per esempio un viaggio o un abbonamento a un servizio americano, lo sente subito sul cambio.
Fuori dall’Europa a correre è Wall Street. Il Nasdaq 100 ha segnato nuovi massimi storici nella seduta precedente, sostenuto dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Gli investitori sembrano ignorare sia i tassi alti sia il nervosismo sulle obbligazioni.
Technoprobe è stata tra le migliori del Ftse Mib. L’azienda brianzola produce probe card, le sonde usate per collaudare i semiconduttori. Ha toccato un massimo intraday di +4,4% e i prezzi sono tornati ai livelli di fine giugno.
Il motivo è l’avvio di copertura di JPMorgan, con giudizio Overweight (cioè consiglia di tenere il titolo in misura superiore al peso nell’indice) e prezzo obiettivo a 45 euro. Quel target lascia spazio a un guadagno del 26% rispetto alla chiusura precedente.
La banca americana vede un mercato delle probe card Vertical MEMS in espansione strutturale, trainato dalla domanda mondiale di microchip. Stima inoltre utili per azione migliori del consenso: più 2% nel 2026, più 22% nel 2027 e più 19% nel 2028. Tra gli analisti seguiti da Bloomberg, 9 raccomandano l’acquisto, 2 sono neutrali e nessuno consiglia di vendere.
Va ricordato che il target è un’opinione di una singola banca. Le stime sugli utili dei prossimi anni dipendono dall’ipotesi che la domanda di chip regga, la stessa ipotesi che sta già gonfiando i prezzi di tutto il settore.
Fincantieri invece ha perso terreno ed è finita tra i titoli più deboli del listino. Secondo MF, il gruppo navale e Saipem starebbero preparando una joint venture sulla tecnologia di Sonsub, il ramo di Saipem che costruisce robot per lavorare sott’acqua. Al centro ci sono i veicoli autonomi Hydrone.
Sonsub sviluppa droni e sommergibili senza equipaggio, in grado di scendere fino a 3.000 metri per ispezionare e riparare condotte e impianti offshore. Fincantieri aveva già provato a rilevare la divisione, ma quei tentativi si erano fermati. Ora si parla di un’alleanza anziché di un acquisto.
Per ora si tratta di indiscrezioni: né la governance né i tempi sono definiti, e nessuna delle due società ha confermato i dettagli. Se l’intesa nascerà, rafforzerebbe la presenza di Fincantieri nella difesa e nel subsea, segmenti ad alta tecnologia.
Per chi segue questi titoli, nei prossimi giorni contano due segnali: se i rendimenti restano sotto i massimi della settimana scorsa e se arriva una conferma ufficiale sull’intesa tra Fincantieri e Saipem.
Secondo Borse.it, nell’articolo di Alessia Zonca pubblicato martedì 6 ottobre 2026, che cita MF per l’indiscrezione su Fincantieri e Saipem.