L’oro è sceso sotto i 4.200 dollari l’oncia, il livello più basso degli ultimi due mesi. Secondo l’analisi di The Cryptonomist del 6 ottobre, il prezzo ha perso oltre il 23% dal record di gennaio 2026, quando aveva sfiorato i 5.600 dollari.

Il ribasso ha due motori: un dollaro più forte e i rendimenti dei titoli di Stato americani. Il decennale Usa paga oltre il 5,2% l’anno, mentre il 25 agosto stava poco sopra il 4,6%. Livelli così alti non si vedevano dal 2002. L’oro non dà interessi, quindi con i Treasury così generosi tenerlo in portafoglio significa rinunciare a un rendimento più ricco.

La cronologia regge il ragionamento. La correzione è partita il 26 agosto, proprio quando i rendimenti hanno cominciato a salire. Il Dollar Index si è mosso al rialzo dal 10 settembre e ha tolto altra liquidità al mercato del metallo.

I numeri mensili raccontano un’altalena. In gennaio l’oro ha guadagnato il 13%, in febbraio l’8%. Poi marzo ha perso l’11,5% e giugno quasi il 12%: tra marzo e giugno la perdita complessiva arriva al 24%. Agosto ha dato un +10%, settembre un -6,5%, e ottobre finora è quasi fermo.

Sulla Fed il quadro è meno lineare. I dati sull’occupazione americana di settembre sono usciti più deboli del previsto, e questo ha ridotto le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi a fine ottobre. Dicembre resta però possibile, e una stretta spingerebbe i rendimenti dei Treasury ancora più in alto.

La domanda di fondo, intanto, non è sparita. Gli acquisti netti delle banche centrali nel secondo trimestre del 2026 sono stati di 289 tonnellate, il 62% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo diversi analisti citati da The Cryptonomist, la discesa dipende soprattutto dal quadro macro e non da un crollo degli acquisti ufficiali. Le tensioni in Medio Oriente potrebbero tornare a sostenere le quotazioni, ma per ora non lo fanno.

Sui livelli tecnici l’autore, Marco Cavicchioli, indica quota 4.000 dollari come soglia psicologica che ha fatto da supporto nei mesi scorsi. Potrebbe però non bastare: tra agosto e ottobre dell’anno scorso il prezzo è salito da 3.400 a 4.000 dollari troppo in fretta, e quel tratto potrebbe ora essere ripercorso al contrario. Il primo appoggio solido sta poco sopra i 3.400 dollari. Va detto che si tratta di una lettura grafica dell’autore, non di un dato indipendente.

Chi ha oro o ETF sul metallo ha quindi due numeri da tenere d’occhio: la tenuta dei 4.000 dollari e il rendimento del decennale americano. Se quest’ultimo sale ancora, la pressione sul prezzo è destinata a restare, come è accaduto dalla fine di agosto.

Analisi di Marco Cavicchioli pubblicata da The Cryptonomist il 6 ottobre 2026.