Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, starebbe valutando due mosse per frenare l’offerta di Intesa Sanpaolo sulla banca senese: un dividendo straordinario più ricco e il rinvio dell’assemblea. Sono indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore e riprese da Forbes.it. Un consiglio di amministrazione straordinario potrebbe riunirsi già giovedì 8 ottobre, ma la convocazione non è stata confermata.
Il rilancio di Intesa ha già spostato gli equilibri. Il primo azionista di Mps è Delfin, holding dei Del Vecchio, con circa il 17,5%: ha preso l’impegno ufficiale di consegnare tutta la quota. Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio con il 13,5%, sarebbe orientato a seguirla, ma per ora è una voce. Sommate, le due partecipazioni fanno il 31% del capitale.
Il piano di Lovaglio poggia su due offerte di scambio: una per Banco Bpm, l’altra per Banca Generali. Per andare avanti deve passare il voto dell’assemblea straordinaria del 29 ottobre. Autonomous, società di analisi, scrive che il sì appare ormai altamente improbabile. Se anche Caltagirone votasse contro, il via libera richiederebbe il consenso compatto di ogni altro socio presente.
Quel consenso ha un ostacolo ulteriore. Gli analisti di Autonomous si aspettano che restino fuori dall’assemblea sia lo Stato, che ha circa il 4,9% del capitale, sia Banco Bpm, ferma a un 3,7% circa.
Resta il dividendo. Oggi il dividendo straordinario vale 4 miliardi di euro: 1 miliardo in contanti e 3 miliardi in azioni Generali. Il Sole 24 Ore osserva che i soci non lo considerano un grande premio, perché sposta valore che esiste già dentro l’area Mediobanca-Mps invece di crearne di nuovo.
Alzarlo non è semplice, per due motivi. Un importo maggiore non deve mettere a rischio i requisiti patrimoniali fissati dalla Bce. E ogni azione Generali in più ceduta ai soci toglie a Mps una parte dei profitti che le porta il Leone di Trieste.
Intesa ha poi un vantaggio che Barclays ha messo in evidenza. Nel rilancio, Intesa ha messo a verbale che un eventuale acconto sul dividendo 2026, pagato prima della chiusura dell’offerta, farebbe adeguare il rapporto di concambio. Gli azionisti Mps riceverebbero così anche l’effetto di quel pagamento, e la proposta diventerebbe più appetibile.
Il mercato si è già schierato. Secondo Autonomous, il prezzo di Mps incorpora quasi per intero l’offerta di Intesa. I titoli di Banca Generali e Banco Bpm, invece, valgono rispettivamente circa il 12% e il 4% in meno di quanto implicherebbero le proposte targate Mps, secondo le chiusure di venerdì. Per gli analisti significa una probabilità di successo bassa per entrambe.
Oddo Bhf giudica complessa e poco probabile la strategia alternativa che i soci vedranno da Mps. Lovaglio deve dimostrare che la banca, da sola, vale più che dentro Intesa. Per ora Piazza Affari prezza il contrario.
Per chi ha azioni Mps, l’eventuale consiglio straordinario e la sorte dell’assemblea del 29 ottobre diranno presto se esiste ancora un’alternativa all’offerta di Intesa.
Secondo Forbes.it, che cita Il Sole 24 Ore, la notizia è stata pubblicata il 6 ottobre 2026.