Il Ftse Mib ha aggiornato i propri record e resta, per performance, l’indice più forte d’Europa quest’anno. Dietro il primato non c’è solo un buon momento di mercato. C’è una composizione settoriale che, nello scenario macro attuale, lavora a favore di Milano più che dei listini concorrenti. Capire perché richiede guardare a quattro fattori insieme, non uno alla volta.
Il primo fattore è il peso delle banche nel paniere. Per anni gli investitori snobbavano il Ftse Mib per la sua esposizione bancaria, giudicata il segno di un mercato meno dinamico dei listini a trazione tecnologica. La BCE tiene i tassi su livelli ancora alti, e quella lettura si è ribaltata: gli utili delle banche crescono, le stime degli analisti vengono riviste al rialzo e i dividendi diventano più generosi. Bper, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno tutte spinto l’indice al rialzo nelle sedute più recenti.
Il secondo fattore riguarda la difesa. Avio, il gruppo aerospaziale quotato a Milano, ha guadagnato circa il 13% in una settimana. Leonardo è salita del 5,3% nello stesso periodo. A differenza di altri comparti ciclici, gli ordini della difesa arrivano da commesse pubbliche pluriennali: questo dà agli utili attesi una stabilità che pochi altri settori possono offrire.
Il terzo elemento è il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e i Bund tedeschi. Il differenziale scende a 77 punti base; il decennale italiano rende il 3,89%. Uno spread così compresso segnala che i mercati internazionali non vedono un rischio sistemico sul debito pubblico italiano. Meno rischio percepito significa meno premio richiesto per investire in asset italiani, azioni comprese.
Il quarto fattore arriva da fuori confine. A luglio l’economia americana ha perso 23.000 posti di lavoro, un dato ribaltato rispetto alle previsioni che indicavano +83.000 nuovi occupati. La disoccupazione, nel frattempo, è scesa al 4,1%. Il mercato del lavoro più debole del previsto abbassa la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi Fed a settembre. Storicamente un dollaro debole accompagna una banca centrale americana meno aggressiva, e il cambio euro-dollaro è già sopra quota 1,15. Chi ragiona in dollari ottiene così un doppio guadagno comprando azioni europee: l’apprezzamento del titolo e quello della valuta.
Tre condizioni, insieme, decidono se questo vantaggio arriva fino al 2027:
- i tassi BCE restano abbastanza alti da proteggere i margini delle banche
- la spesa militare europea continua a crescere
- lo spread tra BTP e Bund resta compresso
Se anche una sola di queste tre si rompe, l’intero impianto perde forza. Chi ha in portafoglio un ETF sul Ftse Mib o titoli bancari italiani dovrebbe seguire lo spread e le prossime mosse della BCE nei prossimi tre mesi: sono questi due segnali, più del prezzo dell’indice, a dire se il vantaggio di Milano è destinato a durare.
Dati e analisi riportati da Money.it in un articolo di Tommaso Scarpellini pubblicato l’11 agosto 2026.