Da quando il decreto legislativo 105 del 2022 ha abolito la carica di referente unico dell’assistenza, la legge 104 permette a più familiari di ottenere insieme l’autorizzazione ai permessi per una persona con grave disabilità che ricevono in comune. Lo ricorda Money.it, spiegando il contenuto della circolare Inps n. 100, datata venerdì 18 settembre: il tetto resta fisso a tre giornate al mese, quale che sia il numero di familiari coinvolti, e chi lo supera deve restituire l’indennità.

Il meccanismo non è intuitivo. Ottenere l’autorizzazione non significa avere diritto a tre giorni a testa: il beneficio va condiviso, e il conteggio si ferma al primo momento in cui la somma dei permessi usati da tutti i familiari tocca quota tre. Da quell’istante, ogni ora o giornata aggiuntiva presa da chiunque risulta indebita, anche se chi la prende non ha ancora usato nulla nel mese.

Per stabilire chi deve restituire i soldi, l’istituto guarda l’ordine cronologico con cui i permessi sono stati effettivamente presi, non chi li ha richiesti per primo in fase di domanda. Un esempio chiarisce la logica: due lavoratori assistono lo stesso genitore, il primo si assenta il 5 e il 18 del mese, il secondo il 25 e il 30. Il tetto scatta con l’assenza del 25, quindi soltanto l’ultima, quella del 30, risulta fuori limite. È il secondo lavoratore a dover restituire l’indennità di quel giorno, anche se in totale ha usato appena due permessi personali.

Le cose cambiano quando due familiari si assentano nello stesso momento per la stessa persona. In quel caso non esiste un ordine temporale da seguire, quindi l’Inps divide l’importo da recuperare a metà tra i due, in proporzione all’orario di lavoro di ciascuno: la cifra in euro che ognuno restituisce può quindi essere diversa. Nel secondo esempio della circolare, un lavoratore usa un giorno il 5, entrambi si assentano insieme il 18 e il secondo lavoratore ne prende un altro il 25: la sovrapposizione del giorno condiviso genera il recupero al 50% per entrambi.

Il messaggio pratico per chi condivide l’assistenza a un familiare è che la pianificazione conta più della singola richiesta. Sapere quanti permessi ha già usato l’altro avente diritto nello stesso mese evita di scoprire, con settimane di ritardo, una richiesta di restituzione arrivata come conguaglio sulla busta paga o sull’indennità già versata. Le aziende che anticipano l’indennità per conto dell’istituto hanno lo stesso interesse a chiedere ai propri dipendenti di dichiarare in anticipo se il beneficio è condiviso con altri parenti, così da evitare poi il recupero.

Chi assiste oggi un familiare insieme ad altre persone dovrebbe tenere un conteggio comune delle giornate usate nel mese, non solo il proprio, prima di chiedere un permesso aggiuntivo verso fine mese.

La ricostruzione della circolare Inps è tratta da un articolo di Simone Micocci pubblicato su Money.it lunedì 21 settembre.